Minacce alla magistrata Angrisano dopo l'allontanamento dei bimbi del bosco
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Redazione Interno
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Una bufera di insulti e intimidazioni, che si sono riversati principalmente attraverso i social network, ha investito Cecilia Angrisano, presidente del tribunale per i Minorenni dell'Aquila, dopo la sua decisione di disporre l'allontanamento dei tre figli minori dalla coppia anglo-australiana residente in una zona boscosa del comune di Palmoli. Centinaia di commenti ostili, alcuni dei quali hanno oltrepassato il limite della semplice contestazione per sfociare in vere e proprie minacce, accompagnati dalla diffusione pubblica di fotografie della magistrata e da richieste esplicite di informazioni personali, come l'indirizzo di casa o il numero di telefono. Tra i messaggi di disprezzo, uno in particolare, definendola "un'emerita c...ona", esemplifica il tono violento assunto dalla polemica online, la quale, non contenta di criticare il provvedimento, ha coniato per l'organo giudicante la fosca espressione di "tribunale di vermi".
Le reazioni della politica e la visita dell'avvocato
Sulla vicenda, che ha rapidamente varcato i confini regionali per assumere rilevanza nazionale, è intervenuto anche il leader della Lega e vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, il quale, attraverso i propri profili social, ha assicurato il suo impegno affinché "quei tre splendidi bambini tornino a casa, fra le coccole di mamma e papà". La presa di posizione del politico, che promette di "fare di tutto" per un riavvicinamento familiare, ha ulteriormente alimentato il dibattito pubblico, già surriscaldato dalle prime notizie. Nel frattempo, l'avvocato Giovanni Angelucci, che assiste la famiglia, ha potuto incontrare sia la madre, descritta come "molto scossa" e limitata a vedere i figli soltanto durante i pasti, che i minori stessi, collocati in una casa famiglia.
La condizione dei minori e il racconto del legale
Proprio dall'incontro con i bambini è emerso un dato che getta una luce complessa sulla loro situazione psicologica. L'avvocato Angelucci ha raccontato di averli trovati apparentemente sereni, al punto che gli sono corsi incontro, ma ha anche rivelato che la loro prima, spontanea domanda è stata una precisa richiesta di tempistiche: "Quando torniamo a casa?". Questa inquietudine, celata da un comportamento esteriore positivo, indica un legame profondo con il nucleo familiare d'origine e un disorientamento circa il proprio futuro immediato, elementi che costituiscono il cuore della delicata questione affidata alle valutazioni delle autorità competenti.
Il contesto giudiziario e le sue implicazioni
L'episodio, al di là delle strumentalizzazioni e del clima d'odio fomentato in rete, si inserisce in un solco giudiziario ben preciso, quello della tutela dei minori e delle prerogative del tribunale specializzato, chiamato a operare valutazioni che, per loro natura, risultano spesso dolorose e divisive. La magistrata Angrisano, il cui nome è diventato il bersaglio di una campagna denigratoria senza precedenti per la sua carica, si è trovata a dover applicare un provvedimento – l'allontanamento – che rappresenta uno degli strumenti più drastici previsti dall'ordinamento, attivato quando si ritiene che la permanenza nel contesto familiare possa arrecare un pregiudizio al minore.




