Winterthur, l’ombra dell’Isis e i silenzi della psichiatria: il profilo dell’accoltellatore che ha ferito tre persone

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La mattinata del 28 maggio alla stazione centrale di Winterthur è stata l’epilogo violento di un lungo e tormentato percorso di radicalizzazione, iniziato almeno un decennio fa con la diffusione di propaganda jihadista e culminato in un attacco che le autorità non hanno esitato a definire “terroristico”.

Il protagonista di questa vicenda, un trentunenne cittadino svizzero di origini turche, ha ferito tre uomini di 28, 43 e 52 anni prima di essere bloccato dalle forze dell’ordine; gli investigatori hanno accertato che, se l’arma non si fosse spezzata durante l’azione, le conseguenze avrebbero potuto essere ben più gravi.

Mario Fehr, responsabile della sicurezza del canton Zurigo, ha sottolineato in conferenza stampa l’eccezionalità del termine utilizzato – “atto terroristico” – precisando che la scena del crimine lascia pochi dubbi sul movente, da ricercarsi nell’estremismo e nella radicalizzazione.

Il duplice volto dell’aggressore tra clinica psichiatrica e cellula jihadista

Quello che rende il caso di Nesip Dedeler – questo il nome del fermato – particolarmente complesso per gli inquirenti è la compresenza, nel suo profilo, di un grave disagio psichiatrico e di una consolidata militanza ideologica. Solo due giorni prima dell’accoltellamento, l’uomo era stato ricoverato in una struttura specializzata dopo aver effettuato una telefonata al centralino della polizia municipale, durante la quale aveva espresso “frasi sconnesse”.

Un medico, dopo averlo valutato, lo aveva giudicato non pericoloso né per sé né per gli altri, firmandone la dimissioni proprio alla vigilia dell’aggressione. A impreziosire questo quadro clinico già di per sé preoccupante ci sono i precedenti legati al terrorismo: nel lontano 2015, Dedeler era finito nel mirino delle autorità per la diffusione di materiale propagandistico dello Stato Islamico, una militanza che non ha mai abbandonato del tutto e che lo ha portato a frequentare ambienti estremisti nell’area di Winterthur-Zurigo.

La rete dormiente e le contraddizioni sulla latitanza in Turchia

La tela investigativa si allarga ulteriormente se si considera il contesto in cui l’attentatore si muoveva: un’inchiesta della Procura federale risalente alla primavera del 2023, che aveva portato alla condanna di un altro soggetto legato all’Isis (Visar L.), aveva già messo nero su bianco l’esistenza di una cellula jihadista attiva proprio tra Winterthur e Zurigo, stimata tra i 40 e i 50 elementi.

Secondo gli atti giudiziari, Dedeler non era formalmente imputato in quel procedimento, ma i registri di sorveglianza lo descrivevano come una pedina operativa: si parlava di incontri clandestini in locali presi in affitto, sessioni di “addestramento” in auto e visione di video che glorificavano il martirio.

Una contraddizione, poi, riguarda i suoi spostamenti: se Fehr ha dichiarato che l’uomo avrebbe trascorso gli ultimi due anni in Turchia, alcuni residenti del quartiere di Mattenbach hanno invece riferito ai media di averlo visto aiutare le famiglie a preparare la brace per un barbecue solo una settimana prima dell’attacco, gettando ombre sulla reale efficacia della sorveglianza territoriale.

La presa di distanza del Consiglio islamico e la reazione delle autorità

Di fronte a un atto compiuto da un simpatizzante dell’Isis, il Consiglio centrale islamico svizzero (IZRS) ha rotto il silenzio con una nota di rara durezza, definendo la sortita di Winterthur un gesto “vile e barbaro”. Nella dichiarazione diffusa ai media, l’organismo ha voluto sottolineare con forza che, qualora i legami con lo Stato Islamico venissero confermati – come sembra ormai certo – ci si troverebbe di fronte all’opera di un’ideologia che nulla ha a che spartire con l’Islam.

Parallelamente, la macchina giudiziaria elvetica si è messa in moto: la polizia cantonale di Zurigo e la polizia municipale di Winterthur hanno garantito un intervento rapidissimo, con l’arresto dell’aggressore avvenuto in meno di cinque minuti dalla segnalazione, mentre i tre feriti – fortunatamente tutti fuori pericolo – ricevevano le prime cure ospedaliere.

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