La manovra tra tagli Irpef e la cautela del governo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre si avvicina l’ora della verità per la prossima legge di Bilancio, il governo sembra già pronto a ridimensionare le roboanti promesse dell’estate, gettando acqua sul fuoco di un dibattito politico che, fino alla pubblicazione dei dati Istat di lunedì prossimo, resterà poco più di un mero esercizio di stile. Il primo a mettere le mani avanti, del resto, è stato lo stesso ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, il quale ha avvertito come, prima di qualsiasi annuncio, sia necessario calcolare con precisione le ingenti risorse da destinare all’aumento delle spese militari e agli aiuti per l’Ucraina.

In questo contesto di incertezza, prende però forma il disegno sulla riforma dell’Irpef che l’esecutivo Meloni intende portare avanti. L’obiettivo principale, come spiegato dal viceministro Maurizio Leo, è quello di applicare una riduzione dell’aliquota – dal 35% al 33% – al secondo scaglione, quello compreso tra i 28 mila e i 50 mila euro di reddito; un intervento che, qualora i conti lo permettano, potrebbe essere esteso fino alla soglia dei 60 mila euro. L’ampliamento della platea beneficiaria, che coinvolgerebbe circa 13,6 milioni di contribuenti, comporterebbe un risparmio d’imposta differenziato: si andrebbe dai 40 euro annui per i redditi più bassi fino a un massimo di 1.440 euro per quelli superiori ai 60 mila euro.

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