Voghera, nonno entra a scuola e schiaffeggia un bambino: “Così imparo a non fare il bullo con mia nipote”
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Redazione Interno
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Ha scavalcato ogni regola, convinto di poter amministrare una giustizia che non gli competeva, e il risultato è che ora dovrà rispondere di millantato credito, interruzione di pubblico servizio e lesioni aggravate ai danni di un minore. Protagonista della vicenda, che ha scosso la tranquilla provincia pavese, è un uomo di 68 anni, nonno di una bambina di nove anni che frequenta la scuola primaria “Leonardo da Vinci” di Voghera, istituto che fa capo al comprensivo “Sandro Pertini” -1-2.
Tutto è accaduto martedì mattina, approfittando di quei pochi minuti di caos controllato che caratterizzano l’ingresso degli alunni, quando centinaia di bambini varcano i cancelli e il personale scolastico è inevitabilmente concentrato sulla loro accoglienza e sorveglianza. L’uomo, secondo quanto ricostruito dagli investigatori e riportato dal quotidiano La Provincia Pavese, avrebbe tentato inizialmente di introdursi nell’edificio insieme agli studenti, mescolandosi tra loro; fermato da un collaboratore, avrebbe allora dichiarato falsamente di appartenere alle forze dell’ordine, una bugia – quel millantato credito appunto – che gli ha spalancato le porte -1.
Una volta dentro, il 68enne non ha esitato: ha raggiunto l’aula frequentata dalla nipote, ha individuato il bambino che, stando ai racconti fatti in famiglia, avrebbe preso di mira la bambina con atteggiamenti da bullo, e lo ha schiaffeggiato. Il tutto è avvenuto in pochi secondi, sotto gli occhi increduli dei compagni e della stessa insegnante, che era seduta in cattedra e non ha avuto materialmente il tempo di alzarsi o di frapporsi tra l’aggressore e il suo alunno -5-7. Una volta compiuto il gesto, l’uomo si è allontanato con la stessa rapidità con cui era entrato, lasciando la classe nello sgomento.
La dirigente scolastica Maria Teresa Lopez, informata immediatamente dell’accaduto, ha avvisato le forze dell’ordine – sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato di Voghera – e ha attivato le procedure interne per gestire la crisi, parlando personalmente con gli studenti per spiegare che anche gli adulti possono commettere errori gravissimi e che i conflitti si affrontano attraverso il dialogo, non con la violenza -1-8. Nel frattempo, gli investigatori hanno rapidamente identificato l’autore del gesto, ascoltandolo e procedendo con la denuncia a piede libero. Davanti agli agenti, il nonno ha ammesso di aver reagito d’impulso dopo aver ascoltato i racconti della nipote, presunti episodi di bullismo che ora saranno al centro delle verifiche della Procura di Pavia, ma che certo non giustificano – e questo lo dicono i fatti, non un’opinione – l’irruzione e l’aggressione fisica in un luogo pubblico e protetto come una scuola -1-2.
La reazione della scuola e l’avvio delle indagini
La preside Lopez non ha usato mezzi termini per commentare quanto avvenuto tra le mura del suo istituto: “Nessun adulto si deve permettere di toccare un bambino”, ha dichiarato, sottolineando come le difficoltà che possono nascere tra i bambini vadano affrontate esclusivamente attraverso i canali istituzionali, coinvolgendo gli insegnanti e le famiglie in un dialogo costruttivo -1-9. La scuola, dal canto suo, ha subito contattato i genitori del bambino colpito, offrendo supporto e chiarendo la dinamica, mentre i carabinieri hanno avviato gli accertamenti del caso per ricostruire ogni dettaglio, dalla reale entità delle lesioni riportate dal minore – da qui l’aggravante – alla verifica dei comportamenti del compagno della nipote -2-5. La vicenda, va da sé, ha riacceso il dibattito locale sulla sicurezza negli edifici scolastici e sulla facilità con cui, in un momento di confusione, chiunque potrebbe potenzialmente eludere i controlli, un problema che la dirigenza dovrà ora affrontare per evitare che simili episodi possano ripetersi.
I risvolti giudiziari per il nonno aggressore
Oltre alla denuncia per lesioni aggravate – reato che prevede pene più severe proprio perché commesso ai danni di un minore – e per interruzione di pubblico servizio, visto che l’irruzione ha inevitabilmente alterato il regolare svolgimento delle lezioni, l’uomo dovrà rispondere anche dell’accusa di millantato credito, quella bugia raccontata al personale per farsi aprire le porte -1. Il suo gesto, isolato e privo di giustificazione agli occhi della legge, apre ora un fascicolo in Procura a Pavia, dove si dovrà fare piena luce sulla dinamica e sulle eventuali responsabilità di ciascuno, compresa – se emersero – quelle della scuola in termini di vigilanza, sebbene la dirigente abbia già ammesso che il personale, in quel frangente, non è riuscito a fermare l’intruso -9. Nel frattempo, l’intera comunità scolastica cerca di tornare alla normalità, pur consapevole che un confine, quello invalicabile che separa la protezione affettiva dalla violenza, è stato tragicamente superato.




