Due morti a San Vittore, ipotesi droga dopo i malori in carcere

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel giro di dodici ore, due detenuti hanno perso la vita all’interno del carcere di San Vittore a Milano, in circostanze che hanno immediatamente allertato gli investigatori. Il primo uomo, che avrebbe compiuto trentasei anni il giorno successivo, è stato rinvenuto privo di sensi nella sua cella nel tardo pomeriggio di giovedì; nonostante i tentativi di rianimarlo, prima in infermeria e poi al pronto soccorso del Policlinico, ogni sforzo si è rivelato purtroppo inutile. Poche ore dopo, un secondo detenuto ha incontrato la medesima, tragica fine, in una sequenza di eventi che ha gettato un'ombra pesante sull’istituto di pena. A questi episodi, che hanno avuto un esito letale, si sommano altri tre casi di malori, verificatisi nel medesimo arco temporale, i quali, seppur gravi, non hanno condotto al decesso delle persone coinvolte, le quali risultano ora fuori pericolo.

Le indagini della polizia Penitenziaria

Sulle cause di quanto accaduto sta indagando la polizia Penitenziaria, la quale, com’è suo compito in simili frangenti, sta cercando di ricostruire la dinamica precisa degli eventi. L’ipotesi principale, che guida le operazioni degli inquirenti, è il possibile coinvolgimento di sostanze stupefacenti, considerata anche la rapidità con la quale si sono susseguiti i malori. Si ritiene che uno dei due deceduti abbia assunto oppiacei, i quali, com’è noto, possono provocare conseguenze letali, specialmente in organismi già debilitati. Le procedure investigative, che includono accertamenti di vario tipo, mirano a stabilire l’esatta natura delle sostanze circolanti in carcere e le modalità con cui esse siano state introdotte, un problema annoso che le strutture detentive si trovano ad affrontare.

La testimonianza di un ex direttore

Sulla difficile situazione carceraria è intervenuto Luigi Pagano, nominato garante del Comune di Milano per le carceri dopo una lunga esperienza che lo ha visto direttore proprio di San Vittore per un quindicennio. Pagano ha descritto una “situazione al limite”, sottolineando come sia umanamente “impossibile controllare tutto” all’interno di un ambiente complesso e sovraffollato come quello di un penitenziario. Le sue parole, che riflettono una conoscenza profonda delle criticità del sistema, portano l’attenzione su un contesto dove, nonostante i divieti, la circolazione di droga rimane un fenomeno difficile da debellare completamente, con episodi di overdose che, per quanto rari, si verificano con drammatica periodicità insieme ad altri tragici eventi.

Un quadro complesso e strutturale

I fatti di San Vittore, al di là delle singole responsabilità che le indagini dovranno accertare, pongono l’accento su una problematicità di fondo che attraversa molte carceri italiane. La difficoltà di prevenire l’ingresso e l’uso di sostanze stupefacenti, nonostante il proibizionismo, dimostra i propri limiti in un ambiente chiuso, dove il controllo totale si scontra con la realtà quotidiana. Questi eventi, che si inseriscono in un quadro più ampio di sofferenza, mostrano come il carcere, lungi dall’essere un luogo protetto, possa talvolta rivelarsi un ambiente ad alto rischio, nel quale emergenze sanitarie di questo tipo trovano un terreno fertile, con esiti che, come purtroppo visto, possono essere irreparabili.

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