Referendum, la marea del No travolge la riforma della giustizia: Meloni incassa il rammarico, Schlein esulta per la mobilitazione
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’affluenza, attestatasi intorno al 58% – un dato che segna una partecipazione ben superiore rispetto a molte consultazioni referendarie del passato recente, quasi a voler sottolineare come la posta in gioco fosse percepita come tutt’altro che secondaria – ha consegnato un responso chiaro e netto. Con lo scrutinio oramai in dirittura d’arrivo, la forbice tra i due fronti si è stabilizzata su valori che non lasciano spazio a fraintendimenti: il fronte del “No” si attesta sul 53,7%, mentre il “Sì” si ferma al 46,3%. Un risultato, questo, che ribalta completamente i pronostici delle settimane precedenti, quando le rilevazioni dipingevano uno scenario di sostanziale parità o addirittura di possibile successo per la riforma voluta dall’esecutivo.
Schlein e l’onda lunga della mobilitazione: “Fermata l’arroganza del governo”
Nella sede del Nazareno, l’atmosfera è quella delle grandi occasioni. Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, si presenta di fronte ai cronisti con un sorriso che cerca di contenere a stento l’entusiasmo per quella che definisce “una grandissima mobilitazione popolare”. La sua analisi, calibrata per sottolineare la portata politica del risultato, parte da un presupposto: “Abbiamo vinto. È stato un No a una riforma sbagliata e dannosa, ma anche – e forse soprattutto – è stato in parte un No all’arroganza del governo che voleva cambiare la Costituzione da solo”. Schlein sottolinea con forza il ruolo determinante giocato dalle nuove generazioni, insistendo sul fatto che “i giovani hanno fatto la differenza”, riuscendo dove altre fasce d’età hanno mostrato maggiore disaffezione. La leader dem non risparmia un’accusa diretta all’esecutivo, parlando di una vittoria che assume contorni ancora più dolci se si considera il punto di partenza: “Ricorderete che partivamo da una sconfitta annunciata, invece abbiamo ribaltato quell’esito”.
Il rammarico di Meloni e la linea di continuità del governo
Dall’altra parte della barricata, a Palazzo Chigi, la reazione è improntata a una cauta formalità, pur nella consapevolezza della battuta d’arresto subita. Giorgia Meloni, in un breve messaggio diffuso sui canali social, ha preso atto della decisione degli italiani con una frase che suona quasi come un inciso rispetto a un programma che intende proseguire nella sua interezza: “Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia”. Una presa d’atto, la sua, che lascia trapelare il rammarico per quella che definisce un’occasione persa per il Paese. Più articolato il commento del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, il quale ha voluto evidenziare lo sforzo comunicativo profuso per spiegare la complessità della riforma. Nordio ha parlato di “rispetto della decisione del popolo sovrano”, aggiungendo che l’intenzione dell’esecutivo era quella di attuare il progetto accusatorio, ma ha anche tenuto a precisare che non è intenzione del governo attribuire a questo voto un significato meramente politico.
L’asse delle sinistre: Fratoianni e l’avviso a Palazzo Chigi
Se Schlein raccoglie il frutto di una mobilitazione costruita giorno dopo giorno, Nicola Fratoianni, leader di Alleanza Verdi e Sinistra, si spinge oltre nel definire le conseguenze politiche di questa tornata. “È un dato clamoroso”, esclama, osservando l’onda che si è sollevata nelle due giornate di voto. Fratoianni, in un passaggio carico di tensione politica, indirizza un messaggio tanto al governo quanto ai suoi stessi alleati di coalizione: “Quando governeremo, la Costituzione non cercheremo di cambiarla ma di applicarla”. Per il leader di Sinistra Italiana, il tentativo della destra di stravolgere il sistema delle garanzie è fallito, e questo impone un cambio di passo nell’opposizione. “Da qui in avanti cambia la musica”, ha sentenziato, liquidando con una certa enfasi le interpretazioni di chi vorrebbe ridurre la consultazione a un semplice giudizio tecnico. La posta in gioco, secondo Fratoianni, era ben più alta: riguardava il controllo sui magistrati e la tenuta di quell’equilibrio costituzionale che il governo, a suo dire, aveva tentato di scalfire.
Affluenza da record e il ruolo determinante dei giovani
A rendere ancora più significativo il responso delle urne è stato il dato della partecipazione, un elemento che attraversa trasversalmente le dichiarazioni dei leader del fronte del “No”. Con un’affluenza che ha sfiorato la soglia del 59% sul totale nazionale – superando in molte regioni centrali come Toscana ed Emilia Romagna addirittura il 65% – si è registrato un interesse insolito per una consultazione che, per molti versi, era stata definita ostica a causa della complessità della materia trattata. La segretaria del Pd ha voluto rimarcare come questa mobilitazione rappresenti una “vittoria ancora più bella” proprio perché partita da uno scenario di sfiducia. E se il voto ha premiato il fronte del rifiuto della riforma, l’altra faccia della medaglia è stata la capacità, rivendicata dalle opposizioni, di ricompattare un elettorato spesso frammentato. “In questo voto, i giovani hanno fatto la differenza”, ha ripetuto Schlein, quasi a voler consegnare a quella fascia demografica il merito di aver invertito una tendenza che, fino a poche settimane prima, sembrava inarrestabile per la maggioranza.




