RailEvo, il taxi che viaggia su rotaia presentato a Trento tra entusiasmo e perplessità tecniche

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’immaginario collettivo, legato a doppio filo con l’attesa del treno in stazione – magari sotto la pioggia o con il caratteristico ritardo che ormai sembra parte integrante del panorama nazionale – rischia di subire una scossa dalle province autonome. È stato svelato a Trento il prototipo funzionante in scala reale di RailEvo, un miniveicolo elettrico a guida autonoma che i suoi creatori, una start-up nata nel Polo Meccatronica di Rovereto, immaginano come una sorta di Uber dei binari. L’oggetto, se così possiamo definire questo affusolato mezzo da sei posti, promette di rivoluzionare la mobilità locale viaggiando fino a cento chilometri orari, con un consumo irrisorio di soli tre kilowattora ogni cento chilometri. Basterà un’app per chiamarlo, senza orari né biglietterie; una flessibilità che lo rende, sulla carta, diametralmente opposto alla logica rigida del trasporto su ferro tradizionale.

Una scommessa sull’infrastruttura dimenticata

L’intuizione progettuale, sostenuta da un brevetto che riguarda l’assale e la capacità di sollevarsi su binari sopraelevati per le fermate, non nasce dal vuoto ma dall’analisi di un patrimonio immobile: i 13 mila chilometri di linee a binario singolo attualmente sottoutilizzate in Europa, di cui 1289 chilometri dismessi in Italia. I fondatori Federico Bernabei e Nicola Mosca (quest’ultimo in veste di amministratore delegato) vedono in queste tratte – spesso un collo di bottiglia per i treni classici a doppio senso – una sorta di autostrada silenziosa pronta per essere percorsa da sciami di questi taxi silenziosi. La loro proposta, forte di una partnership industriale con l’azienda ultracentenaria Valente S.p.A. e il supporto della Fondazione Bruno Kessler per la gestione del traffico autonomo, si inserisce in un discorso di recupero e sostenibilità. L’obiettivo dichiarato è quadruplicare la capacità delle linee esistenti, trasformando un ostacolo logistico (il binario unico) in un’opportunità di servizio capillare, capace di raggiungere anche quelle valli dove un treno normale non arriverebbe mai per via dei costi proibitivi.

La frenata del comitato per la mobilità sostenibile

Tuttavia, mentre il prototipo veniva ammirato (e in effetti si tratta di un oggetto dal design curato, distante anni luce dai vecchi locomotori), non sono mancate le voci fuori dal coro provenienti proprio dal territorio che dovrebbe ospitarlo. Il Comitato Mobilità Sostenibile Trentino, pur dichiarando di non essere pregiudizialmente contrario a nessuna innovazione che migliori la qualità della vita, ha voluto puntualizzare un aspetto che i riflettori dell’evento avevano forse messo in secondo piano: la perplessità, anzi, le “perplessità” – si legge nella nota – sono di carattere tecnico e gestionale. Il loro è un ragionamento di pancia e di metodo: perché un servizio a chiamata funzioni su rotaia, non bastano i veicoli carini. Serve una piattaforma digitale che regga il carico, serve una manutenzione spinta su linee secondarie spesso dimenticate, e serve soprattutto capire come si gestisce la sicurezza di un incrocio su un binario singolo quando la programmazione degli orari non è fissa ma dettata da uno smartphone.

La prova del campo e le regole del gioco

Il confronto tra l’ambizione della start-up e la prudenza dei comitati locali si giocherà nei prossimi mesi, e non certo sui social. La dimostrazione pratica è già avvenuta in un’area dedicata, l’ex Vetri Speciali, dove il mezzo si è mosso su un breve tratto di prova. Si tratta, al momento, di un esperimento confinato, non di una linea aperta al pubblico. RailEvo parla di costi di esercizio inferiori del cinquanta per cento rispetto a un convoglio regionale, grazie al fatto che le vetture non viaggiano mai vuote come capita su certe linee poco frequentate. Ma l’esercizio di un servizio sostitutivo su rotaia non è come avviare una società di monopattini: richiede omologazioni, interoperabilità e, in ultima istanza, la fiducia di chi deve salire a bordo di un mezzo senza conducente. Il prototipo esiste, la sfida tecnologica è affascinante, ma la strada che porta dalla fiera di presentazione al binario morto di una stazione di periferia è ancora tutta in salita, disseminata di norme e di quella sana diffidenza che ogni innovazione radicale si porta inevitabilmente dietro.

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