Il governo rinvia il decreto bollette, tra risorse limitate e tensioni politiche
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Redazione Interno
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Il governo italiano ha deciso di rinviare l’approvazione del decreto per far fronte al caro-bollette, un provvedimento atteso da mesi ma che continua a slittare a causa di tensioni interne e risorse limitate. La premier Giorgia Meloni, insoddisfatta della bozza presentata, ha chiesto misure più incisive per alleviare il peso delle bollette di luce e gas, soprattutto per le categorie più vulnerabili. Tuttavia, il nodo principale rimane la mancanza di fondi: i circa tre miliardi stanziati dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non sembrano sufficienti per un intervento strutturale, tanto che lo stesso ministro ha espresso irritazione per il rinvio.
La situazione energetica italiana, già complessa, è ulteriormente complicata dal contesto internazionale. La guerra in Ucraina, che ha destabilizzato gli approvvigionamenti di gas russo, continua a influenzare i mercati globali, con ripercussioni dirette sui costi per i consumatori. In questo scenario, il ministro dell’Ambiente ha avanzato l’ipotesi, seppur ottimistica, di un ritorno all’utilizzo del gas russo qualora il conflitto dovesse risolversi. Una prospettiva che, però, non risolve l’emergenza attuale e lascia aperte numerose incognite.
Intanto, per le categorie più fragili – over 75, disabili, percettori del bonus sociale e altre fasce svantaggiate – esiste già una misura temporanea: fino al 30 giugno, passando al Servizio a Tutele Graduali, è possibile ottenere uno sconto di 113 euro annui in bolletta. Tuttavia, si tratta di un intervento limitato, che non affronta il problema alla radice. La premier Meloni ha sottolineato la necessità di fare di più, chiedendo un ulteriore sforzo per abbassare l’Iva e ampliare i beneficiari del bonus sociale. Ma senza nuove risorse, queste richieste rischiano di rimanere lettera morta.
Il rinvio del Consiglio dei ministri, inizialmente previsto per ieri e spostato a venerdì prossimo, riflette le difficoltà di trovare un equilibrio tra le esigenze dei cittadini e i vincoli di bilancio. La bozza attuale, che prevede un costo tra i 3 e i 4 miliardi per il Tesoro, è stata giudicata insufficiente dalla premier, che ha chiesto modifiche non tanto nell’importo ma nel metodo di intervento. Una posizione che ha generato attriti tra i membri dell’esecutivo, già alle prese con una situazione economica delicata.




