Rayner si dimette, il governo Starmer traballa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tempesta politica che da settimane imperversava attorno alla figura di Angela Rayner, numero due dell'esecutivo britannico, ha avuto il suo epilogo. La vicepremier ha rassegnato le dimissioni da tutti i suoi incarichi di governo – incluso il cruciale dicastero per l'Edilizia abitativa – e dalla carica elettiva di vice leader del Partito Laburista. A determinare il passo obbligato, un verdetto inappellabile, quello del consulente etico indipendente Sir Laurie Magnus, il quale ha accertato, dopo un'indagine approfondita, come la Rayner avesse «violato il codice di condotta ministeriale» in relazione a una vicenda fiscale legata all'acquisto di una sua proprietà.

Lo scandalo, che i media nazionali hanno ribattezzato "homes for votes" o "caso dell'appartamento", affonda le radici in operazioni immobiliari risalenti a qualche anno fa, sulle quali le autorità competenti hanno cominciato a porre serie domande. La Rayner, figura popolare e considerata essenziale per mantenere il collegamento con l'ala più a sinistra del partito, si è trovata al centro di accuse sempre più pressanti riguardanti un presunto mancato versamento di imposte, calcolate in diverse migliaia di sterline, sulla vendita di una sua abitazione.

Nonostante le pubbliche scuse rivolte ai cittadini attraverso i canali televisivi, l’onda d’urto dello scandalo si è rivelata ingestibile per il premier Keir Starmer, il quale, pur avendo inizialmente difeso con forza la sua vice, non ha potuto opporsi alle conclusioni dell'inchiesta etica. La crisi ha costretto il governo a un rimpasto immediato, seppur minimo e non voluto, che ha visto il ministro degli Esteri David Lammy assumere temporaneamente l'incarico di vicepremier, mentre altri colleghi sono chiamati a ripartirsi le deleghe sulla housing policy.

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