Crisi nel partito laburista, si dimette un ministro e parte la sfida a Starmer
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Redazione Esteri
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Il governo di Keir Starmer non trova pace, e il tentativo di normalizzare la corsa di Downing Street si scontra ormai con una realtà frammentata e ostile. A Westminster, l’aria è quella delle grandi resa dei conti: un altro ministro ha lasciato, e il suo addio – lungamente atteso dagli addetti ai lavori – ha aperto ufficialmente la caccia al premier laburista. Molti, fino alla vigilia, davano per certa la candidatura di Wes Streeting, ministro della Sanità, considerato l’uomo del rimpasto mancato e il naturale antagonista interno in grado di raccogliere l’eredità del partito moderato. Ma il copione è saltato, come spesso accade quando la politica britannica si avventura nei suoi vicoli più imprevedibili.
La mossa di Angela Rayner e il contenzioso risolto con il fisco
A rompere gli schemi, nelle prime ore del mattino, è arrivata la notizia che Angela Rayner – già vicepremier nel primo esecutivo di Starmer – aveva finalmente chiuso la sua lunga vertenza con il fisco. Una vicenda, quella legata alla vendita della sua ex casa e alla corretta dichiarazione dei redditi, che aveva finito per paralizzare le sue ambizioni. Rimossa quella spada di Damocle, l’ex numero due del governo si candida ora a rappresentare l’ala sinistra del partito, quella che guarda con sospetto alle politiche centriste del premier. In un eventuale ballottaggio con Streeting, esponente della destra blairiana e da sempre vicino alle posizioni di Tony Blair, Rayner parte con un vantaggio notevole: il suo radicamento nei sindacati e nel tradizionale elettorato operaio le garantirebbe un bacino di consensi che il ministro uscente, invece, faticherebbe a mobilitare.
La lettera di dimissioni e la guerra civile annunciata
Proprio Streeting, nella sua tanto agognata quanto temuta lettera di dimissioni, ha scritto a Starmer una frase destinata a fare discutere: «È ormai chiaro che non sarà lei a guidare il Partito Laburista alle prossime elezioni politiche». Una dichiarazione che suona come un atto di accusa formale, quasi un epitaffio politico anticipato. Il partito, del resto, è in terapia intensiva dopo la batosta subita alle amministrative della scorsa settimana, un risultato che ha mostrato tutte le crepe di una coalizione di governo nata già fragile. E mentre i laburisti sembrano scimmiottare i Tories nell’arte della faida interna – dimenticando quella tradizione di eticità e disciplina che per decenni ne ha contraddistinto l’immagine – la caccia a Starmer è ormai dichiarata.
L’ombra di Andy Burnham e il ritorno a Westminster
A complicare ulteriormente il quadro per il premier, ora più isolato che mai, c’è poi il ritorno in campo di Andy Burnham, sindaco di Greater Manchester e figura popolare tanto dentro quanto fuori dal Labour. Burnham, che già in passato aveva sfiorato la leadership nazionale, non ha ancora ufficializzato alcuna candidatura; eppure la sua sola presenza nello sfondo politico rappresenta un problema concreto per Starmer. L’indebolimento del primo ministro – già messo in discussione dalle elezioni locali e da settimane di tensioni sotterranee – rischia di trasformarsi in una vera e propria emorragia di consensi se Burnham dovesse decidere di tornare a Westminster. A differenza di Streeting e Rayner, entrambi divisivi per ragioni opposte, il sindaco di Manchester gode di una reputazione trasversale: capace di parlare alle periferie senza rompere con l’establishment, è l’incubo di ogni leader in difficoltà.




