Consenziente anche se ubriaca e filmata a 18 anni: assoluzione definitiva per due 35enni a Ravenna

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Corte di Cassazione, chiudendo definitivamente una vicenda giudiziaria iniziata nell'ottobre del 2017, ha confermato l'assoluzione per due uomini, entrambi attorno ai 35 anni di età, originariamente accusati di violenza sessuale di gruppo. I fatti, che hanno avuto luogo a Ravenna al termine di una serata in un locale, vedevano coinvolta una ragazza appena maggiorenne, la quale, dopo aver consumato una notevole quantità di alcolici, si era ritrovata in un appartamento privato. È qui che, secondo l'accusa sostenuta dalla giovane, sarebbe avvenuta la violenza, episodio durante il quale uno dei presenti realizzò un filmato con il telefonino.

Il percorso giudiziario e le motivazioni della sentenza

Il percorso processuale, sviluppatosi attraverso tutti e tre i gradi di giudizio, ha visto sempre esito favorevole per gli imputati, con pronunce di assoluzione in primo grado, in Corte d'Appello e, infine, nella sentenza di venerdì 23 gennaio da parte dei giudici di legittimità. La Suprema Corte, dichiarando inammissibile il ricorso proposto dalla pubblica accusa, ha così posto un sigillo definitivo sulla vicenda, rendendo irrevocabile il verdetto di non colpevolezza. Le valutazioni dei collegi giudicanti, che si sono succeduti nell'esame del caso, hanno ruotato attorno alla questione centrale del consenso della giovane, nonostante lo stato di alterazione alcolica in cui versava quella notte.

La questione del consenso nonostante l'alterazione da alcol

I giudici, nell'esaminare le dinamiche di quella notte, hanno ritenuto che la presenza del consenso, pur all'interno di un contesto caratterizzato da un evidente stato di ebbrezza della persona offesa, fosse un elemento dirimente per escludere la sussistenza del reato di violenza sessuale. La ragazza, secondo quanto accertato in sede processuale, aveva partecipato volontariamente al rapporto sessuale con uno dei due uomini, rapporto che fu poi ripreso da un amico presente. Questo aspetto, unito alle altre risultanze investigative e testimoniali emerse nel corso dei dibattimenti, ha portato i magistrati a stabilire che non vi fossero gli estremi per configurare una condotta di induzione o di abuso, malgrado la denuncia presentata dalla giovane alle forze dell'ordine nei giorni successivi ai fatti.

Le implicazioni giuridiche di un caso complesso

La pronuncia della Cassazione, che ha confermato le sentenze di merito, sottolinea come, nel sistema penale italiano, la valutazione del consenso rappresenti un momento delicatissimo e spesso complesso, specialmente in situazioni in cui uno dei soggetti coinvolti non si trova in uno stato di piena lucidità. La decisione dei giudici di legittimità, la quale si inserisce in un solco già tracciato dai precedenti gradi di giudizio, non ha dunque ritenuto provata, oltre ogni ragionevole dubbio, l'assenza di volontà nella giovane donna al momento dei fatti contestati. La vicenda, che ha tenuto banco per anni, si conclude quindi senza una condanna, lasciando sul tavolo riflessioni approfondite sulle soglie della capacità di intendere e di volere in materia di consenso sessuale.

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