Consenziente nonostante l'ebbrezza: la Cassazione conferma l'assoluzione nel caso di Ravenna

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Suprema Corte ha reso definitiva l'assoluzione, perché "il fatto non sussiste", di due uomini originariamente accusati di violenza sessuale di gruppo per un episodio risalente all'ottobre del 2017 a Ravenna. Dichiarando inammissibile il ricorso della procura, i giudici della Cassazione hanno dunque siglato l'epilogo di una vicenda giudiziaria che, per il suo sviluppo, ha inevitabilmente riacceso il dibattito sulla valutazione del consenso, specialmente quando intervengono condizioni di alterazione psicofisica.

La ricostruzione dei fatti e il percorso in tribunale

I fatti, come accertati in sede processuale, si svolsero dopo una serata trascorsa in un locale, durante la quale la giovane protagonista della vicenda, all'epoca diciottenne, aveva assunto una quantità rilevante di bevande alcoliche. Condotta successivamente in un appartamento, la ragazza fu ripresa con un telefonino mentre intratteneva un rapporto sessuale con uno dei due uomini, allora trentacinquenne e trentaseienne; l'altro era autore delle riprese. La difesa, sin dalle prime battute, ha sempre sostenuto la piena consapevolezza e volontà della giovane, nonostante lo stato di ebbrezza, argomento che è poi diventato il cardine della sentenza di assoluzione.

Il principio giuridico sul consenso e l'incapacità di intendere e di volere

La sentenza, che ha attraversato vari gradi di giudizio prima di giungere in Cassazione, si fonda su una distinzione cruciale nel diritto penale italiano. I giudici, infatti, hanno ritenuto che l'assunzione di alcolici, per quanto cospicua, non avesse privato la donna della capacità di intendere e di volere in quel contesto specifico. Il principio, tecnicamente, è chiaro: l'ubriachezza, di per sé, non equivale automaticamente a incapacità di prestare un consenso valido; occorre dimostrare, caso per caso, uno stato di totale incoscienza o di alterazione tale da annullare la volontà della persona. In questo frangente, le valutazioni processuali – comprese quelle sulle immagini video – hanno portato a escludere quella totale compromissione della lucidità che è necessaria per configurare il reato di violenza sessuale.

Considerazioni sul dibattito pubblico e la cronaca nera

Parallelamente, il caso di Ravenna ha fatto riemergere, in sede mediatica, il confronto – spesso aspro – su come la giustizia interpreti situazioni simili, citando a volte esiti processuali differenti in circostanze che ai non addetti ai lavori possono apparire analoghe. Questo accade mentre, in altre aule giudiziarie, si procede con inchieste su fatti di cronaca nera di tremenda attualità, come l'omicidio di Federica Torzullo, uccisa dal marito da cui si stava separando. In quel procedimento, le dichiarazioni pubbliche di alcuni legali, ritenute da molti di dubbio gusto, hanno mostrato quanto delicato sia il confine tra difesa tecnica e sensibilità collettiva, in un periodo storico dove la discussione sulla violenza di genere è particolarmente accesa e complessa.

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