Trump in Scozia, domenica l’incontro con von der Leyen sui dazi: intesa ancora incerta
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Redazione Esteri
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Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, è atterrato in Scozia per una visita di cinque giorni che, oltre a includere i suoi affari legati ai campi da golf, avrà un momento cruciale domenica 27 luglio. A Turnberry, infatti, incontrerà la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per discutere dell’annosa questione dei dazi, su cui Washington e Bruxelles stanno trattando da mesi. Se non si troverà un accordo entro il 1° agosto, scatteranno tariffe del 30% sulle esportazioni europee verso gli Stati Uniti, mentre quelle europee sui prodotti americani entreranno in vigore una settimana dopo.
L’incontro, il primo bilaterale ufficiale tra i due durante questo mandato di Trump, arriva dopo una telefonata in cui von der Leyen ha definito "positivo" il tono del confronto. Tuttavia, i nodi da sciogliere restano numerosi, e la trattativa – condotta finora a livello tecnico – dovrà superare divergenze su settori chiave come l’acciaio, l’alluminio e i sussidi industriali. Se da un lato l’Ue punta a evitare un’escalation che danneggerebbe le imprese europee, dall’altro Trump ha più volte ribadito la sua linea protezionista, sostenendo che gli Stati Uniti "non possono più essere sfruttati".
Intanto, il presidente ha nuovamente negato ogni legame con il caso Epstein, dopo che nuovi documenti giudiziari hanno riaperto il dibattito sulle frequentazioni dell’imprenditore statunitense, condannato per traffico di minori prima del suo suicidio in carcere. Tra i nomi emersi c’è quello di Ghislaine Maxwell, ex compagna di Epstein, che secondo le carte avrebbe ottenuto un’immunità parziale in un procedimento del 2007. Trump, interpellato dai giornalisti, ha dichiarato di non aver "mai avuto rapporti" con la donna, aggiungendo che "tutti lo sanno".
Sul fronte internazionale, intanto, prosegue la tensione tra Stati Uniti e Unione europea anche riguardo alla difesa comune, dopo le dichiarazioni di Trump che ha esortato i Paesi Ue a "farsi carico da soli" del sostegno all’Ucraina. Una posizione che, se da una parte riflette la tradizionale diffidenza del presidente verso gli impegni multilaterali, dall’altra rischia di approfondire la frattura transatlantica in un momento già delicato per gli equilibri globali.




