Prezzi di benzina e diesel in calo, a maggio si torna alle accise piene?
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Redazione Interno
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Da otto giorni, ormai, benzina e diesel viaggiano su un binario discendente che appare sempre più consolidato, una tendenza al ribasso che offre un temporaneo sollievo agli automobilisti – anche se le ragioni di questa flessione, va detto, restano in parte da decifrare. Probabilmente incide la situazione di stallo che si è creata in Iran, un quadro geopolitico complesso che di solito alimenta tensioni speculative; maggiore cautela, invece, e non potrebbe essere altrimenti visti i precedenti, meritano le dichiarazioni del presidente Trump, il quale – in una delle sue consuete sortite pubbliche – ha annunciato come imminente la fine del conflitto. Al netto delle variabili internazionali, i numeri parlano chiaro: secondo le rilevazioni odierne dell’Osservaprezzi carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio della benzina in modalità self sulla rete stradale nazionale si attesta a 1,769 euro al litro, mentre per il diesel si sale a 2,124 euro al litro. Due cifre che, pur in discesa, restano pesanti.
Il costo nascosto del calmiere: 527 milioni sottratti ai ministeri
Perché ridurre il prezzo dei carburanti ha un costo, eccome, e nel caso italiano quel costo è stato coperto con una scelta di bilancio che ha subito acceso il dibattito tra gli addetti ai lavori. Il decreto varato a marzo dal governo guidato da Giorgia Meloni ha previsto un taglio temporaneo delle accise su benzina e gasolio; un intervento finanziato – secondo quanto ricostruisce il Post – in larga parte attraverso una riduzione lineare dei fondi destinati ai ministeri. Parliamo di 527 milioni di euro, risorse già allocate altrove e dirottate per calmierare la sosta alla pompa. Una manovra, questa, che ha il sapore amaro di una scelta di priorità: tenere bassi i prezzi del carburante significa, in concreto, impoverire altri capitoli della spesa pubblica.
La lenta discesa e la pressione del governo sulle compagnie
Benzina e diesel scendono, sì, ma non così in fretta come avrebbe voluto il governo Meloni – e come, ovviamente, vorrebbero gli automobilisti che ogni giorno si trovano a fare i conti con il pieno. Non più tardi di una settimana fa, la premier e il ministro delle Imprese Adolfo Urso avevano detto chiaramente alle principali compagnie nazionali che il valore alla pompa avrebbe dovuto calare con la stessa rapidità con cui era salito, quando l’impennata del prezzo del greggio sui mercati internazionali seguì l’inizio del conflitto in Iran. E invece la discesa resta lenta, graduale, quasi ostinata nella sua moderazione; una dinamica che ha generato non poche tensioni tra Palazzo Chigi e i distributori, accusati – senza che siano mai state fornite prove definitive – di non trasferire pienamente i ribassi all’utente finale.
Sconto Smac prorogato al 15 maggio, ma dopo si rischia una stangata
Proprio per evitare un brusco ritorno alla realtà, lo sconto Smac di 20 centesimi per ogni litro – benzina o diesel che sia – è stato prorogato con un emendamento governativo fino al 15 maggio, allungando di due settimane la scadenza inizialmente fissata al 30 aprile. Il decreto è stato ratificato al termine di un partecipato dibattito sulla crisi energetica e sul suo impatto in termini di caro vita, e nel corso dello stesso è stato respinto l’emendamento di Repubblica Futura che mirava a estendere lo sconto fino a fine maggio. Resta dunque in piedi il nodo centrale: cosa succederà dopo il 15 maggio? Le accise piene torneranno a colpire, e allora il prezzo potrebbe risalire con la stessa rapidità mostrata in passato. Per ora, però, la benzina self viaggia a 1,769 euro, il diesel a 2,124, e gli automobilisti possono ancora godere di quel piccolo, fragile margine di respiro concesso da una scontistica che – lo si dimentica spesso – è stata pagata tagliando altrove.




