Caso curling, il dt Mariani: "Mia figlia convocata per scelta tecnica"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La Federazione Italiana Sport del Ghiaccio ha assunto una posizione compatta, sostenendo con decisione il direttore tecnico della nazionale di curling Marco Mariani, il quale, in un'intervista rilasciata a un quotidiano nazionale, ha motivato la scelta che ha scatenato polemiche. "È stata una scelta squisitamente tecnica", ha dichiarato Mariani, riferendosi alla convocazione per i Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026 di sua figlia Rebecca, diciannovenne, a discapito della più esperta atleta Angela Romei, che nei giorni scorsi aveva espresso pubblicamente il proprio sconforto per le modalità dell'esclusione.

Il nodo della controversia

La vicenda, che ha improvvisamente portato una disciplina di nicchia sotto i riflettori della cronaca sportiva, ruota attorno a un cambio dell'ultima ora nelle convocazioni olimpiche. Angela Romei, ventottenne atleta con un palmarès di rilievo che include, tra l'altro, una partecipazione ai Mondiali, è stata infatti sostituita dalla giovane Rebecca Mariani, la quale non vanta al momento un curriculum internazionale di livello seniores. Il fatto che l'unico responsabile di tale decisione sia proprio il padre della giovane atleta ha inevitabilmente sollevato interrogativi e alimentato accuse di nepotismo, gettando un'ombra sulla preparazione alla kermesse a cinque cerchi.

La difesa del direttore tecnico

Marco Mariani, dal canto suo, si è detto profondamente amareggiato per come la figura di sua figlia sia stata tratteggiata nel dibattito pubblico, sostenendo con forza che la ragazza non meriti affatto di essere considerata una "raccomandata". La sua argomentazione, che la Federghiaccio sembra aver fatto propria senza esitazioni, poggia interamente sul piano del merito agonistico, rivendicando la bontà della decisione in base a valutazioni tecniche che egli, in quanto responsabile della squadra, si sente di poter compiere in piena autonomia e con cognizione di causa. La polemica, tuttavia, mette in luce le difficoltà oggettive che possono sorgere quando i ruoli decisionali e le relazioni familiari si trovano a intersecarsi in un contesto ad alto tasso competitivo come quello olimpico.

Il silenzio della Federazione e il caso mediatico

Mentre la federazione preferisce mantenere un profilo riservato, evitando ulteriori dichiarazioni pubbliche oltre al sostegno espresso al proprio tecnico, la vicenda continua a essere oggetto di discussione. Si tratta, peraltro, di un episodio che riporta alla memoria altri casi di cronaca sportiva in cui le dinamiche interne e le scelte tecniche sono finite sotto scrutinio, sebbene raramente con connotazioni familiari così dirette. L'attenzione è ora concentrata sulla squadra e sulla sua preparazione, con la speranza che la bufera mediatica non incida sul clima del gruppo in vista dell'appuntamento più importante.

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