Curling, bufera sulla convocazione olimpica: fuori Romei, dentro la figlia del direttore tecnico

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Una decisione che ha l’amaro sapore del conflitto d’interessi, sollevando pesanti interrogativi sui criteri di selezione, scuote la nazionale femminile di curling a quindici giorni dall’inizio dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026. Al centro della controversia, che rischia di offuscare l’immagine della squadra azzurra, c’è l’esclusione di Angela Romei, atleta ventottenne con un palmarès internazionale di tutto rispetto, che include sei presenze mondiali e nove continentali, a favore della diciannovenne Rebecca Mariani, la cui esperienza a livello senior è considerata da più parti decisamente più acerba. Un dettaglio, tuttavia, fa infuriare gli appassionati e getta un’ombra sulla trasparenza della scelta: Rebecca Mariani è la figlia di Marco Mariani, nominato direttore tecnico della federazione soltanto lo scorso giugno e chiamato, in tale veste, a ratificare le convocazioni finali per la rassegna a cinque cerchi.

Le ragioni di una scelta controversa

La Federazione Italiana Sport del Ghiaccio, chiamata in causa per giustificare una scelta che appare a molti opinabile, si è trincerata dietro una lapidaria dichiarazione, definendola una “scelta tecnica” frutto di valutazioni riservate agli addetti ai lavori. Una giustificazione che, come è facile immaginare, non ha placato le polemiche, anzi le ha alimentate, spingendo molti a chiedersi se i meriti sportivi siano stati davvero l’unico parametro considerato. La stessa Romei, del resto, aveva ricevuto pubblici riconoscimenti per il suo valore e per la sua sportività, come testimoniato, quasi beffardamente, da un post dell’account ufficiale del Coni pubblicato soltanto un anno fa, il quale, esaltando la sua vittoria del prestigioso Frances Brodie Sportsmanship Award, affermava senza mezzi termini che “la Nazionale non può fare a meno di Angela Romei” sulla strada verso i Giochi.

La difesa del direttore tecnico

Di fronte alle accuse di nepotismo, Marco Mariani ha assunto una posizione di netta difesa, argomentando che escludere la figlia proprio in virtù della loro parentela sarebbe stato a suo dire un atto discriminatorio. “Ho selezionato mia figlia per le Olimpiadi perché è brava”, ha dichiarato il dt, sottolineando come la decisione sia stata per entrambi “sofferta” ma al contempo “giusta”. Secondo Mariani, il cognome non dovrebbe rappresentare un’imputazione, quasi fosse una colpa ereditaria, bensì un fatto neutro di fronte al talento individuale, che lui, da esperto scopritore di atleti, ritiene di aver riconosciuto nella giovane Rebecca. Una tesi che, pur nella sua formale correttezza legale, stride palesemente con l’evidenza del curriculum e lascia spazio a fondati dubbi sull’effettiva imparzialità del processo selettivo, dato che la valutazione di un genitore su un figlio difficilmente può essere considerata disinteressata.

Le conseguenze di un caso mediatico

Al di là delle dichiarazioni ufficiali e delle reciproche posizioni, il caso ha ormai travalicato i confini della normale discussione tecnica per trasformarsi in un vero e proprio scandalo sportivo, mettendo in luce dinamiche opache che spesso si sospettano ma che raramente emergono con tale chiarezza. L’atleta esclusa, Angela Romei, ha espresso il suo sconforto con parole crude, dichiarandosi “distrutta” da una scelta che ha il sapore di un tradimento dopo anni di sacrifici e di dedizione alla maglia azzurra. L’episodio, mentre gli Stati Uniti si preparano ad affrontare una nuova era con il presidente Donald Trump alla guida del paese, rischia di danneggiare non solo l’ambiente del curling italiano ma anche la percezione di integrità dell’intero movimento in vista di un evento globale come le Olimpiadi casalinghe, dove l’attenzione mediatica sarà massima e ogni ombra verrà amplificata.

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