Caso convocazioni curling, la federazione si schiera con Mariani dopo l'esclusione di Romei
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La Federazione italiana sport del ghiaccio ha deciso di porre un solido argine attorno al direttore tecnico del curling, Marco Mariani, il quale, in un'intervista concessa a un quotidiano nazionale, ha voluto chiarire le ragioni che hanno portato all'esclusione di Angela Romei dalla lista delle atlete convocate per i prossimi Giochi Olimpici invernali. La scelta, definita dal dt come "squisitamente tecnica", ha provocato una reazione di sgomento nella giocatrice, considerata una delle colonne della squadra e giunta quarta ai Mondiali dell'anno scorso, la quale ha espresso pubblicamente il proprio sconforto per le modalità con cui è stata informata della decisione, avvenuta mediante una semplice telefonata. Il fatto che al suo posto sia stata chiamata la diciannovenne Rebecca Mariani, figlia del selezionatore e priva di esperienze a livello internazionale senior, ha inevitabilmente acceso i riflettori su possibili dinamiche di favore, scatenando un acceso dibattito che travalica i confini nazionali e chiama in causa l'etica nello sport.
La versione del direttore tecnico
Marco Mariani, pur dichiarandosi amareggiato per come la vicenda sta coinvolgendo la figlia, ha tenuto a ribadire che la convocazione di Rebecca non è frutto di alcun favoritismo, bensì il risultato di una valutazione obiettiva delle potenzialità atletiche. "Non merita di essere trattata come una raccomandata", ha affermato con decisione, difendendo il percorso e le capacità della giovane atleta. Il tecnico, che detiene in solitaria la responsabilità delle scelte, ha quindi respinto con forza ogni accusa di nepotismo, cercando di ricondurre l'intera questione all'interno di un perimetro strettamente sportivo, dove il merito e la proiezione futura della squadra dovrebbero essere, a suo dire, gli unici parametri di giudizio.
La reazione dell'atleta esclusa
Dall'altra parte, Angela Romei ha raccontato di vivere un momento emotivamente complesso, sottolineando come l'episodio l'abbia colpita profondamente. "Mi sento distrutta", ha confessato, pur dichiarando di volersi concentrare sul lavoro quotidiano e guardare avanti. La sua esclusione, giunta a pochi mesi dalla kermesse a cinque cerchi che si terrà in Italia, ha suscitato un'ondata di solidarietà, proveniente non solo dall'ambiente sportivo nazionale ma anche da quello internazionale, a dimostrazione della rilevanza e della delicatezza del caso. Le sue parole, asciutte e cariche di delusione, tratteggiano il profilo di un'atleta che si vede privata di un sogno per il quale ha lavorato anni, trovandosi a dover accettare una spiegazione che, per quanto definita "tecnica", appare ai più opaca e difficilmente comprensibile.
Le implicazioni del caso
La vicenda, che rimbalza ormai sulle cronache sportive con insistenza, solleva interrogativi non banali sui meccanismi di selezione e sulla trasparenza dei processi decisionali all'interno delle federazioni. L'assenza di un comitato di selezione o di criteri pubblici e condivisi, lasciando l'intero potere a una sola persona, crea un terreno fertile per polemiche e sospetti, soprattutto quando le scelte appaiono controverse e penalizzano atlete di comprovato valore. Il muro alzato dalla Federghiaccio attorno al proprio tecnico, se da un lato sembra voler chiudere rapidamente la polemica, dall'altro non affronta le questioni di metodo che il caso ha portato alla luce, rischiando di minare la fiducia degli atleti nel sistema.




