Le lettere segrete di Bettino Craxi
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Redazione Interno
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Il 9 febbraio 1994, Bettino Craxi, figura centrale della politica italiana e segretario del Partito Socialista Italiano, scrive ad Antonio Di Pietro, magistrato simbolo dell'inchiesta Mani Pulite. In una lettera tormentata, piena di cancellature e correzioni, Craxi denuncia gli errori e gli eccessi della Rivoluzione giudiziaria. In quel momento, Mani Pulite è un rullo compressore che travolge la Prima Repubblica, e per Craxi, questi sono gli ultimi mesi in Italia prima dell'esilio tunisino ad Hammamet.
Il 4 dicembre 1990, Francesco Cossiga, presidente della Repubblica noto per il suo stile diretto e spesso controverso, risponde a una lettera di Craxi. In questa missiva, Craxi prende le distanze dal suo ministro Rino Formica, che aveva attaccato Cossiga per la vicenda Gladio, un'organizzazione paramilitare frutto di un'intesa tra la CIA e i servizi segreti italiani. Cossiga, con la sua risposta, sottolinea la complessità delle relazioni politiche dell'epoca e la delicatezza delle questioni trattate.
Un quarto di secolo è trascorso dalla scomparsa di Bettino Craxi, avvenuta il 19 gennaio 2000 ad Hammamet, in Tunisia. Lontano dall'Italia, Craxi trascorse gli ultimi anni della sua vita in esilio, lontano dagli affetti e da un paese che non fu in grado di accoglierlo neppure in punto di morte. La sua figura, ancora oggi, suscita dibattiti e riflessioni, simbolo di un'epoca politica complessa e controversa.
Geppino Demitry, politico di lungo corso del Partito Socialista, iniziò la sua carriera nel Consiglio comunale di Somma Vesuviana, per poi ricoprire più volte il ruolo di sottosegretario in vari dicasteri. La sua leadership, conquistata sul campo, fu poi "azzoppata" dalla furia delle manette che travolse la Prima Repubblica.




