Pistoia riparte dal basket, tra dolore e il ricordo di Raffaele
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Redazione Interno
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La Pistoia Basket si prepara a scendere nuovamente in campo, sebbene il cuore e i pensieri siano altrove, volati via insieme a Raffaele Marianella, l’autista di 65 anni la cui vita è stata stroncata durante il ritorno da una trasferta. Il club toscano, che avrebbe preferito una sospensione più lunga o almeno un rinvio dell’impegno casalingo contro la JuVi Cremona, si è scontrato con la decisione del Consiglio federale della Federazione pallacanestro, il quale, riunitosi d’urgenza, ha optato per non bloccare i campionati, imponendo unicamente un minuto di silenzio e l’obbligo per la società reatina di giocare a porte chiuse. Una scelta, questa, che non ha lasciato molto spazio alle richieste di Pistoia, costretta ad adattarsi a un calendario che non ammette deroghe. "Sfortunatamente non è stato possibile", ha dichiarato il presidente Joseph David, collegato dagli Stati Uniti, annunciando, in un atto dovuto più che formale, che la partita di domenica sarà interamente dedicata alla memoria del signor Marianella, un tributo che suona al contempo come un’elaborazione del lutto e una presa di coscienza collettiva di una tragedia che ha travalicato i confini dello sport.
Le indagini e il pentimento in carcere
Mentre la macchina del basket cerca di ripartire, le indagini sulla morte di Marianella procedono senza sosta, svelando, attraverso i primi fermi, un quadro di violenza premeditata. Tra coloro che sono finiti in manette, Kevin Pellecchia, un ventenne il cui stato d’animo, secondo quanto riportato dal suo legale, l’avvocato Andrea Vella, appare profondamente segnato. L’uomo, dopo un breve colloquio in carcere, ha descritto un assistito "molto provato e dispiaciuto", al punto da piangere e manifestare il desiderio di chiedere scusa, direttamente, ai familiari della vittima. Un pentimento che, sebbene non possa cancellare l’accaduto, emerge come un primo, flebile spiraglio di umanità in una vicenda dominata dalla brutalità, mentre la magistratura ricostruisce i minuti concitati dell’agguato al pullman, avvenuto sulla statale Rieti-Terni.
La testimonianza cruciale del minorenne
A fornire alle forze dell’ordine gli elementi decisivi per individuare non solo i tre fermati ma l’intero gruppo di ultrà coinvolti nell’assalto è stata la testimonianza di un minorenne, il quale si trovava dietro il guardrail della strada proprio nel momento in cui il sasso fatale veniva scagliato contro il parabrezza del mezzo. La sua presenza, e la sua volontà di parlare, hanno permesso di ricostruire la dinamica dell’aggressione e di identificare i membri della banda che hanno organizzato l’imboscata, offrendo alla giustizia un tassello fondamentale per attribuire le responsabilità, compresa quella per l’omicidio di Marianella.
Una partita che va oltre il punteggio
Domenica, dunque, il parquet non sarà semplicemente il luogo di una sfida di basket; si trasformerà, suo malgrado, in un palcoscenico di memorie e di riflessioni, dove il fischio d’inizio risuonerà in un’arena carica di un dolore ancora fresco. La dedica a Raffaele Marianella, più che un gesto rituale, rappresenta l’unico modo che il club ha trovato per onorare una vita spezzata, tentando di unire, in un abbraccio simbolico, i tifosi, i giocatori e una città intera, la quale si ritrova a fare i conti con una violenza che ha insudiciato lo sport. La palla alzerà il suo rimbalzo, ma il silenzio che l’ha preceduta parlerà più di qualsiasi canestro.




