Felix Baumgartner muore in parapendio a Porto Sant'Elpidio, il cielo gli è fatale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Non era la stratosfera, né un salto da record, a portarsi via Felix Baumgartner. Stavolta, il cielo che aveva sfidato così tante volte gli è stato fatale in un modo banale, quasi crudele: un malore durante un volo in parapendio, un mezzo che per lui doveva essere poco più di un passatempo, e poi la caduta, l’impatto in una piscina di un residence a Porto Sant’Elpidio, nel Fermano. Era circa le 16 quando l’austriaco, 56 anni, leggenda degli sport estremi, ha perso il controllo dell’ultraleggero, precipitando senza possibilità di salvarsi.
Baumgartner, che aveva fatto della caduta libera un’arte e della gravità un avversario da battere, era celebre soprattutto per il lancio del 2012, quando si era lanciato da 39 mila metri d’altezza, rompendo il muro del suono in volo e stabilendo tre primati mondiali: la massima quota raggiunta da un essere umano senza mezzi motorizzati, la caduta libera più alta e la prima volta in cui un uomo aveva superato la velocità del suono senza propulsione. Un’impresa che aveva tenuto il mondo col fiato sospeso, trasmessa in diretta, studiata dalla Nasa, celebrata come un trionfo della tecnica e del coraggio.
Eppure, a ucciderlo non è stato un errore di calcolo, né la spregiudicatezza che spesso accompagna chi pratica discipline ai limiti della fisica. Un malore improvviso, una circostanza imprevedibile, ha interrotto quel volo tranquillo sulla costa adriatica, dove si trovava probabilmente per una pausa tra un’avventura e l’altra. Nei giorni precedenti aveva postato video sui social, mostrando paesaggi marini dall’alto, senza immaginare che proprio lì, in quel tratto di cielo apparentemente innocuo, la sua vita si sarebbe spezzata.
La sua carriera, costellata di exploit al limite dell’impossibile, lo aveva reso un simbolo per gli appassionati di adrenalina. Ma se in passato era uscito indenne da lanci che avrebbero paralizzato chiunque, stavolta non c’è stato spazio per l’istinto, per quel tempismo che gli aveva permesso di sopravvivere a cadute mozzafiato. Le autorità stanno ancora ricostruendo i dettagli dell’incidente, ma già si esclude un cedimento tecnico del parapendio. Tutto lascia pensare a un problema fisico, forse cardiaco, che lo ha colto in volo, lasciandolo inerme davanti all’ultimo, tragico, impatto.




