Haute couture, Schiaparelli guarda al futuro scavando negli archivi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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«Ho guardato a scatti del 1929, al crepuscolo del glamour di quegli anni», racconta Daniel Roseberry, direttore creativo di Schiaparelli, citando Man Ray, che collaborò spesso con la fondatrice Elsa Schiaparelli e sarà protagonista di una mostra al Met a settembre. L’americano, alla guida della maison dal 2019, ha presentato una collezione che attinge al passato per immaginare un futuro in cui la moda si confronta con l’incertezza del presente.
«Non ho mai esplorato così tanto gli archivi come in questa occasione», ammette Roseberry, riferendosi a fotografie di Parigi nel 1939, poco prima dell’invasione tedesca. «Quel periodo rappresenta la fine di un’epoca, un’eleganza sospesa tra la decadenza e la paura». Da qui nasce una collezione dominata dal bianco e nero, dove scompaiono i corsetti per lasciare spazio a linee fluide, quasi drammatiche, che reinterpretano le iconiche giacche dalle spalle voluminose, eredità del brand.
Tra i riferimenti, i matador fetish e i robot da saga fantascientifica, elementi che Roseberry fonde con la tradizione surrealista della maison. «Siamo sull’orlo di una catastrofe, non solo geopolitica ma anche nella moda», osserva lo stilista, sottolineando come il suo lavoro rifletta un mondo in bilico tra passato e futuro.




