Il Papa scrive alla parrocchia di Gaza: «Fino a quando, Signore?»
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Redazione Esteri
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Il messaggio di Leone XIV al parroco della Sacra Famiglia è arrivato via WhatsApp, poche ore dopo l'attacco che nella notte di sabato ha colpito il quartiere Rimal, a Gaza City. «Buongiorno, padre Gabriel. Da quando ho appreso la dolorosa notizia della morte di Maysa e Mary, prego Dio per loro, per le loro famiglie e per l'intera comunità di Gaza. Fino a quando, Signore? Grazie per l'accompagnamento alla parrocchia e a tante persone che desiderano vivere in pace. Benedizioni, un abbraccio affettuoso».
A rendere noto il testo è stato lo stesso padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia, che ha definito le parole del Pontefice «davvero una consolazione».
Le vittime dell'attacco nel quartiere Rimal
L'attacco aereo israeliano ha centrato in piena notte un edificio residenziale nel quartiere Rimal, nella parte occidentale di Gaza City. Il bilancio è di cinque civili uccisi, tra cui due donne della comunità cristiana greco-ortodossa: Maysa Khader Ibrahim Abu Daoud e sua figlia Mary Hafez Michel Najjar. Le due donne avevano trovato da poco un nuovo rifugio nella zona occidentale della città, dopo essere state costrette a lasciare le loro abitazioni.
I funerali si sono svolti sabato presso la chiesa di San Porfirio, nella Città Vecchia di Gaza, con la presenza del metropolita Alessio, vicario patriarcale greco-ortodosso. Secondo fonti mediche dell'ospedale Al-Shifa, i feriti versano in condizioni gravi.
Il cordoglio di Pizzaballa e la visita dei patriarchi
Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, ha espresso a nome del clero e della diocesi le più sentite condoglianze per la perdita delle due fedeli, condannando quella che ha definito la tragica uccisione di vite innocenti. Nelle stesse ore, il porporato ha varcato il confine della Striscia insieme al patriarca greco-ortodosso Teofilo III per una visita pastorale destinata a portare conforto alla popolazione colpita.
La delegazione ha fatto tappa nella parrocchia della Sacra Famiglia, dove hanno trovato rifugio numerose famiglie sfollate, e successivamente nella parrocchia greco-ortodossa di San Porfirio e nell'ospedale battista Al-Ahli Arab. Durante la permanenza a Gaza, i patriarchi hanno incontrato i feriti, gli sfollati e i team della Caritas, valutando personalmente le necessità umanitarie della popolazione civile.
Il quadro delle commemorazioni in Israele
Mentre a Gaza si consumava l'ennesima strage, in Israele si svolgevano le cerimonie ufficiali per il terzo anniversario dell'attacco del 7 ottobre 2023. A causa della coincidenza con il calendario ebraico, le commemorazioni statali si sono tenute lunedì 5 ottobre, due giorni dopo la ricorrenza secondo il calendario gregoriano. Alle 6:29 del mattino, l'ora esatta in cui tre anni fa iniziò l'attacco di Hamas, le bandiere sono state abbassate a mezz'asta presso la residenza presidenziale, la Knesset e gli altri edifici governativi.
Sul monte Herzl a Gerusalemme si sono tenute due cerimonie distinte: la prima in memoria dei caduti militari e delle forze di sicurezza, la seconda dedicata alle vittime del massacro e agli atti di eroismo di quel giorno. Il primo ministro Benjamin Netanyahu, nel suo intervento, ha dichiarato che «non ci sarà alcun governo di Hamas a Gaza» e che Israele continuerà a perseguire i responsabili dell'attacco e del sequestro degli ostaggi.
Il presidente Isaac Herzog ha invece richiesto un'inchiesta approfondita sulle circostanze che hanno portato al fallimento del 7 ottobre, affermando che «nessuna distanza temporale ci assolve da questo dovere».
Le parole del Pontefice all'Angelus
Il giorno precedente alla cerimonia israeliana, durante l'Angelus, Leone XIV era tornato sulla situazione in Terra Santa. «Preghiamo per la Terra Santa e le vittime innocenti della guerra», aveva detto il Pontefice, ricordando anche i funerali delle due donne cristiane celebrati a Gaza. Il riferimento al Salmo 13 contenuto nel messaggio a padre Romanelli – quel «Fino a quando, Signore?» che apre il salmo – è apparso a molti osservatori come il punto più alto del dolore espresso dalla Santa Sede per una guerra che, a tre anni dal suo inizio, continua a mietere vittime tra i civili.
Lo stesso Pontefice, in un'intervista rilasciata nei giorni scorsi, aveva espresso la speranza che «vada avanti l'accordo per la pace» in Terra Santa, definendo la situazione ancora «molto precaria».
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