L'Argentina in blu come nell'86. Storia della maglia della Mano di Dio: falsa e con i numeri cuciti

L'Argentina in blu come nell'86. Storia della maglia della Mano di Dio: falsa e con i numeri cuciti
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Redazione Sport Redazione Sport   -   L'abito non fa il calciatore. E quella maglia blu che dalle parti di Buenos Aires considerano gloriosa, che riporta alla memoria una notte indimenticabile per gli argentini, sta lì a ricordarlo. Ora Messi la indosserà nell'attesa replica di quella notte mitica dell'86 a Città del Messico con il gol di Maradona di mano e il secondo incantevole. L'Argentina scenderà in campo ad Atlanta contro l'Inghilterra con la seconda maglia nella semifinale del mondiale: maglia blu scura, pantaloncini neri come Diego nella leggendaria sfida dell'Azteca. Nel nome di Diego.

Messi, alla sua prima volta contro l'Inghilterra a 39 anni, e forse anche alla sua ultima, si appresta a vivere un incontro fatale quando si è più padri che figli. In 21 anni di carriera, 6 mondiali, 205 partite con la nazionale, Leo Messi non ha mai affrontato l'Inghilterra. Avrebbe potuto nel novembre 2005 a Ginevra in amichevole ma aveva 18 anni e stava scontando una squalifica rimediata nel suo debutto contro l'Ungheria.

La storia della maglia

Ma quella maglia gloriosa, epica, è nata per caso. Trentotto maglie blu comprate in fretta e furia in un quartiere popolare di Città del Messico, stemmi cuciti nella notte e numeri da football americano applicati col ferro da stiro. Dopo il successo sull'Uruguay sotto una pioggia torrenziale, il ct Bilardo era furioso: le divise erano di un pesante cotone, fastidiosissime, e ne servivano di nuove, più leggere.

A 72 ore dal match un dirigente venne spedito tra i negozi di sport nel quartiere di Tepito, noto per i suoi mercati popolari, e prese maglie blu di tessuto sintetico leggero, senza loghi ufficiali, che piacquero a Diego. Secondo un'altra versione, lo sponsor tecnico Coq Sportif riuscì a mandare nuove divise, ma rimediando tra quello che aveva in magazzino, non quelle originali destinate all'Argentina.

Poi ci fu una corsa contro il tempo. Le maglie erano diverse, il logo del marchio tecnico era più piccolo, non c'erano numeri e lo stemma della federazione. Così nella notte tra il 21 e il 22 giugno il ritiro dell'Argentina si trasformò in un laboratorio tessile. Le dipendenti del centro che ospitava gli argentini furono precettate per cucire a mano gli scudetti della federazione argentina. Per i numeri sulla schiena si ricorse a trasferibili grigio metallizzato lucido, non bianchi come gli originali, applicati con il ferro da stiro dai magazzinieri.

Argentina-Inghilterra, sfida senza pace

L'amore, come la storia, fa giri immensi e poi ritorna: tra Albiceleste e Tre Leoni, l'incrocio riapre una rivalità che va oltre il calcio, sospesa tra memoria, politica e identità. La frattura nasce al Mondiale del 1966, primo vero incrocio ufficiale: una sfida ruvida, nervosa, rimasta impressa per l'espulsione del capitano argentino Antonio Rattín dopo un clamoroso equivoco con l'arbitro Rudolf Kreitlein, quando i cartellini ancora non esistevano.

Le due nazionali si sono affrontate in cinque occasioni nella fase finale della Coppa del Mondo, con l'Inghilterra che ha vinto tre volte e l'Argentina due. E in entrambi i successi sudamericani, quelli del 1986 e del 1998, a fare la differenza è stata proprio la maglia blu.

La divisa che indossarono Maradona e i compagni nella partita dell'Azteca contro l'Inghilterra è stata quindi improvvisata, comprata in un pomeriggio e preparata in una notte. Nel 2022, durante un'asta da Sotheby's, quella maglia è stata venduta per 9 milioni di euro da un acquirente anonimo. Era un pezzo unico, pieno di imperfezioni, e di storia.

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