Mps, il presidente Bisoni risponde ai quattro consiglieri critici: "Nessuna irregolarità"
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Redazione Economia
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Si è aperta una nuova, improvvisa crepa nel salotto buono di Rocca Salimbeni, dove la quiete apparente della governance si è infranta contro lo scoglio di una lettera dai toni accesi, firmata da quattro consiglieri di minoranza che hanno messo sotto la lente d'ingrandimento le modalità con cui il vertice, e in particolare l'amministratore delegato Luigi Lovaglio, stanno conducendo l'operazione con Banco Bpm e, più in generale, la gestione del consiglio di amministrazione.
La missiva, anticipata da Il Sole 24 Ore, ha costretto la banca senese a uscire allo scoperto con un comunicato ufficiale, diffuso il 29 luglio, nel quale il presidente Cesare Bisoni ha risposto per le rime, smentendo ogni ipotesi di mal funzionamento e ribadendo che le attività del cda e del top management si svolgono nel pieno rispetto delle regole.
Il fronte della minoranza e le contestazioni
I quattro firmatari della lettera di contestazione – Paolo Boccardelli, Antonella Centra, Nicola Maione e Paola De Martini – rappresentano l'ala critica che era stata eletta con il sostegno del costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone, esprimendo così un dissenso che non è passato inosservato all'interno dell'organo consiliare. A loro si è aggiunta una posizione distinta, quella del banchiere Corrado Passera, che ha scelto di non associarsi al documento, segnando una frattura che allontana ulteriormente le diverse anime del consiglio.
I consiglieri hanno sollevato rilievi specifici in merito al corretto funzionamento del consiglio stesso e alle scelte strategiche intraprese, chiedendo chiarimenti su dossier delicati che coinvolgono il futuro della banca e le sue possibili aggregazioni, ma la replica di Bisoni non si è fatta attendere e ha assunto i contorni di una netta chiusura.
La risposta del presidente e la difesa dell'ad
Cesare Bisoni, in una nota resa pubblica per fugare ogni dubbio, ha chiarito di aver trasmesso ai consiglieri una risposta puntuale e dettagliata già nella giornata di lunedì 27 luglio, ben prima che la vicenda finisse sulle pagine dei quotidiani, respingendo al mittente l'accusa di irregolarità.
Secondo quanto si legge nel comunicato, il presidente ha escluso categoricamente che esistano "irregolarità nello svolgimento delle attività" del consiglio e del top management, sottolineando che le questioni evidenziate dai quattro consiglieri erano già state oggetto di approfondite discussioni nelle competenti sedi consiliari.
Bisoni ha inoltre ribadito che l'operato di Luigi Lovaglio, oggetto di alcune delle critiche più pungenti, si muove nel pieno rispetto del mandato affidatogli dal cda, senza forzature o deviazioni rispetto agli indirizzi approvati dall'assemblea, e che la gestione delle eventuali operazioni di finanza straordinaria è condotta con la dovuta trasparenza.
Il dossier Generali e lo scenario di mercato
In un contesto già segnato da tensioni interne, il fronte esterno non è certo più sereno, e la partita che ruota attorno alla partecipazione in Generali, e al possibile ruolo che Mps potrebbe giocare in un'operazione complessa come quella che coinvolge il Leone, resta un tema scottante.
La banca, che detiene una quota significativa del gruppo triestino, ha visto ieri il titolo subire una flessione intorno al 30 per cento in un contesto di incertezza, e le parole circolate negli ambienti finanziari lasciano intendere che l'ipotesi di un'Opas da riconsiderare, magari in assenza di un coinvolgimento diretto di Generali, resta sul tavolo come uno scenario complesso e di difficile realizzazione.
"Senza il Leone", si è detto in alcuni passaggi informali, "il titolo potrebbe risentirne ulteriormente", e la ricerca di un compratore per quella fetta di azioni appare un'impresa tutt'altro che scontata, visto che l'importo in gioco è talmente elevato da scoraggiare anche i grandi player del settore.
Unicredit, menzionata come naturale contraltare nel panorama bancario italiano, viene osservata con rispetto e si dice che tra i vertici corrano rapporti di amicizia, ma l'eventualità che sia pronta a rilevare la quota appare al momento remota, almeno a giudizio di chi segue da vicino le dinamiche del mercato.
La tensione che si respira a Rocca Salimbeni non è solo un riflesso delle polemiche interne, ma si intreccia con le scelte strategiche che Mps si trova a dover compiere in un momento storico delicato, tra la necessità di consolidare la propria posizione e l'urgenza di rispondere a sollecitazioni che arrivano sia dal cda sia dagli azionisti di riferimento.
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