Netanyahu chiude alla pace a due Stati: "Gaza sarà disarmata"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in un intervento che non lascia spazio a interpretazioni, ha ribadito con fermezza la posizione del suo governo sull'assetto futuro della regione, dichiarando che l'opposizione a uno Stato palestinese “in qualsiasi territorio” rimane immutata. “Non ho bisogno di rinforzi, tweet o prediche da nessuno”, ha aggiunto, in un chiaro riferimento alla scena internazionale, mentre la tregua, seppur fragile, continua a reggere nonostante le tensioni latenti con Hamas. La sua dichiarazione, che giunge in un momento di grande delicatezza, delinea una strategia precisa per Gaza, la quale, secondo le sue parole, “verrà smobilitata e Hamas disarmata, nel modo più facile o nel modo più difficile”.
La linea dura del governo e l'incidente in Libano
Questa visione, che esclude qualsiasi negoziato per la creazione di un'entità statale palestinese autonoma, trova un eco particolarmente duro nelle parole del ministro per la Sicurezza interna, Itamar Ben Gvir, il quale, durante un comizio, ha affermato che i leader dell'Autorità Palestinese dovrebbero essere arrestati e, in alcuni casi, assassinati qualora l'Onu dovesse approvare la creazione di uno Stato palestinese. Ben Gvir, la cui retorica si spinge ben oltre le dichiarazioni ufficiali di Netanyahu, ha definito l'idea di uno Stato palestinese come una minaccia esistenziale, costruita “sulle rovine dello Stato di Israele”. Intanto, un episodio che rischia di accrescere le tensioni sul confine settentrionale si è verificato in Libano, dove le forze di difesa israeliane hanno aperto il fuoco contro un contingente di caschi blu dell'Unifil, scambiati, a causa delle avverse condizioni meteorologiche, per sospetti; un incidente che le Nazioni Unite hanno prontamente denunciato e per il quale l'esercito israeliano ha fornito le sue spiegazioni.
Una strategia che non ammette ambiguità
Le parole di Netanyahu, che si collocano in un contesto operativo dove l'esercito si dichiara pronto a controllare le aree oltre la Linea Gialla, segnano una chiusura netta verso quelle che, fino a poco tempo fa, potevano essere considerate opzioni diplomatiche percorribili. Il disarmo di Hamas, presentato come un obiettivo inevitabile da perseguire con ogni mezzo necessario, diventa così il cardine della politica di sicurezza israeliana per la Striscia, un obiettivo che viene perseguito parallelamente al rifiuto categorico di qualsiasi ipotesi di sovranità palestinese. Una parte di essi, infatti, vede in questa doppia direttrice l'unica strada per garantire la stabilità a lungo termine, mentre le operazioni militari, seppur ridotte dalla tregua, rimangono un'eventualità sempre presente.
Il quadro d'insieme e le reazioni interne
La posizione del governo israeliano, quindi, si consolida attorno a due pilastri fondamentali: il rifiuto assoluto di un negoziato per i due Stati e l'impegno a procedere con la smobilitazione e il disarmo della Striscia di Gaza. Questa linea, che unisce la dimensione politica a quella strettamente militare, definisce un orizzonte di azione ben preciso, lasciando poco spazio a mediazioni. Le dichiarazioni di Ben Gvir, per quanto possano apparire estreme, contribuiscono a delineare il clima politico interno, nel quale la questione palestinese viene affrontata con un linguaggio e una determinazione che escludono qualsiasi forma di compromesso territoriale.




