Conte frena e accelera: il M5S valuta il sostegno a Ricci dopo l’interrogatorio
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Redazione Interno
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Giuseppe Conte ha scelto di attendere il cosiddetto "D-Day" di Matteo Ricci prima di definire la posizione del Movimento 5 Stelle sul sostegno alla sua candidatura a Palazzo Raffaello. L’ex sindaco di Pesaro, finito nel mirino della procura per l’inchiesta sugli affidamenti diretti – ribattezzata già "Affidopoli" – ha trascorso cinque ore al comando della Guardia di finanza, dove ha rilasciato dichiarazioni spontanee concordate con i legali. Un tentativo, quello di Ricci, di offrire «un contributo ulteriore per l’accertamento della verità», come ha sottolineato lui stesso uscendo dall’interrogatorio, dove ha ribadito la propria «assoluta estraneità» alle accuse.
La mossa, però, non basta a fugare le perplessità dei pentastellati. Conte ha convocato i parlamentari marchigiani per una riunione urgente, destinata a chiarire se mantenere l’appoggio al candidato del centrosinistra o rompere l’alleanza. Un nodo cruciale, considerando che Ricci – già sotto pressione per le accuse di corruzione che coinvolgono 23 persone, tra cui il suo ex collaboratore Santini – rappresenta un tassello fondamentale nella partita per le regionali.
Dall’altra parte, la destra non sta a guardare. Mentre Ricci affrontava i pm, schierava i suoi big per sfruttare ogni indebolimento del fronte avversario. Intanto, la Jeep Renegade bianca che ha riportato l’ex sindaco davanti alle telecamere ha simbolicamente chiuso una giornata di bilanci: politici, prima ancora che giudiziari. Quello che Ricci ha definito un «passaggio necessario» per chiarire la «catena di comando» negli appalti, potrebbe rivelarsi invece l’inizio di un percorso più accidentato.




