Toscana, il caso Giani divide il Pd: il governatore accelera, Schlein frena
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Redazione Interno
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Le fibrillazioni nel Partito Democratico toscano, che da settimane alimentano tensioni nel centrosinistra, hanno raggiunto un punto di non ritorno. Eugenio Giani, governatore uscente, ha deciso di forzare i tempi, formalizzando la propria «disponibilità» a ricandidarsi alle prossime regionali. Una mossa che, se da un lato rispecchia il pressing dei sindaci e dei dirigenti locali del Pd – molti dei quali lo sostengono apertamente –, dall’altro mette Elly Schlein di fronte a un dilemma politico. La segretaria nazionale, che finora ha mantenuto un atteggiamento defilato, si trova ora costretta a prendere posizione, mentre il rischio di una frattura nell’alleanza progressista diventa sempre più concreto.
La questione, che affonda le radici in un intricato gioco di equilibri territoriali, è esplosa dopo la diffusione di un sondaggio favorevole a Giani, il cui picco di consensi avrebbe spinto il governatore a rompere gli indugi. «La Toscana è la partita più difficile», hanno fatto sapere fonti interne al Movimento 5 Stelle, aggiungendo che Giani «non scalda i cuori». Un giudizio che, seppur espresso in tono asciutto, riflette le perplessità di una parte del campo progressista, diviso tra chi punta sulla continuità e chi vorrebbe un candidato più in sintonia con la linea di Schlein.
Intanto, le ripercussioni si estendono oltre i confini della regione. La Festa nazionale dell’Unità, prevista a Firenze, rischia di saltare proprio a causa delle tensioni generate dalla ricandidatura di Giani. Un segnale preoccupante per il Pd, che in Toscana – storica roccaforte – non può permettersi di presentarsi diviso alle urne. Schlein, dal canto suo, ha ribadito la necessità di definire prima la coalizione, lasciando intendere che la scelta del candidato non sarà affare semplice.




