Ilaria Salis resta eurodeputata, il Parlamento europeo nega la revoca dell'immunità

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Parlamento europeo, in una plenaria carica di tensione, ha respinto la richiesta di revoca dell’immunità parlamentare per Ilaria Salis, presentata dalle autorità giudiziarie ungheresi. La decisione, giunta per un solo voto di scarto, ha immediatamente sollevato reazioni contrastanti, segnando l’epilogo – almeno provvisorio – di una vicenda che intreccia diritto penale e equilibri politici. La stessa interessata, visibilmente scossa al momento dell’annuncio, ha confessato di aver provato un senso d’incredulità, aggiungendo di aver temuto, fino all’ultimo istante, di dover fare ritorno in Ungheria.

Reazioni immediate e proteste dopo il voto

Nei corridoi di Strasburgo, subito dopo il voto, si sono levate voci di protesta. Un europarlamentare ungherese ha sollevato un reclamo formale, denunciando un presunto malfunzionamento di una scheda di voto e chiedendo una nuova procedura. La presidente dell’emiciclo, Roberta Metsola, ha però respinto la richiesta, confermando l’esito dello scrutinio. Da una parte dell’aula, intanto, si registravano scene di esultanza: molti colleghi del centrosinistra si sono stretti attorno alla Salis in un abbraccio collettivo, mentre dall’altra parte serpeggiava il disappunto.

Le motivazioni: sfiducia nel sistema giudiziario ungherese

Le motivazioni che hanno spinto una parte dell’emiciclo a sostenere la difesa dell’immunità affondano le radici in una profonda sfiducia verso il sistema giudiziario magiaro. Sandro Gozi, eurodeplamento di Renew Europe, ha spiegato senza giri di parole che il suo voto a favore non nasceva da una condivisione delle posizioni politiche della collega, bensì dalla convinzione che nell’Ungheria di oggi non sussistano le garanzie per un processo equo e per il pieno rispetto dello stato di diritto. Una posizione, la sua, che tratteggia un clima di sospetto verso quelle autorità che hanno incarcerato, in condizioni definite “vergognose” dalla stessa interessata, anche una giovane militante antifascista tedesca.

Le critiche e il mistero sul voto

Dall’altro versante politico, Nicola Procaccini, copresidente dei Conservatori e Riformisti europei, ha tuonato contro quello che ha definito uno “scandalo” destinato a passare alla storia con il nome di Ilaria Salis. Secondo la sua ricostruzione, la presenza in aula dell’europarlamentare servirebbe unicamente a sottrarsi a un “processo politico” per atti di violenza, in uno scenario che, a suo dire, umilia la dignità dell’Italia. La Salis, dal canto suo, pur esprimendo la propria gioia per l’esito, ha voluto dedicare il suo primo pensiero alla giovane detenuta in Ungheria, la cui sorte, ha sottolineato, rimane appesa a un “processo farsa” che la sta trascinando da oltre un anno. Riguardo alle dinamiche che l’hanno portata in Europa, ha poi chiuso con un mistero, rifiutandosi di rivelare chi, nel centrodestra, possa averla “salvata”.

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