Tra assalti e fuoco dell’esercito israeliano: il West Bank oramai è una terra di nessuno
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Redazione Esteri
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«La situazione sta peggiorando qui a Gerusalemme est». Murad Samara, che vive in un villaggio vicino a Nablus, da anni documenta l’avanzata dei coloni, ospitando attivisti internazionali e registrando le incursioni sempre più violente. Negli ultimi giorni, alla già pesante pressione degli insediamenti illegali si è aggiunta l’azione dell’Idf, che ha aperto il fuoco su civili palestinesi inermi, trasformando la Cisgiordania in un campo di battaglia senza regole.
Tra i responsabili di questa escalation ci sono i cosiddetti «giovani delle colline», coloni ortodossi estremisti che non nascondono il loro obiettivo: «Abbiamo il diritto di ucciderli», dicono riferendosi ai palestinesi. Il loro sogno, dichiarato senza mezzi termini, è «distruggere le moschee della Roccia e Al Aqsa» per ricostruire il Terzo Tempio ebraico, nello stesso luogo dove sorgeva quello distrutto dalle legioni romane duemila anni fa. «Solo così», sostengono, «garantiremo l’avvento del Messia».
Quanto alla popolazione palestinese, la risposta è netta: «L’eccidio del 7 ottobre dimostra che non c’è spazio per compromessi». E mentre i coloni avanzano, l’esercito israeliano intensifica le operazioni militari. Da gennaio, secondo due comitati palestinesi, le forze di occupazione (IOF) hanno raso al suolo oltre mille abitazioni nei campi profughi di Jenin, Tulkarem e Nur Shams, nel nord della Cisgiordania. L’operazione «Muro di Ferro», lanciata il 21 gennaio da Jenin, ha ulteriormente inasprito il conflitto, lasciando intere famiglie senza riparo.
Ma la violenza non riguarda solo i palestinesi. Anche lo stesso governo israeliano sembra aver perso il controllo sui coloni più estremi, tanto che persino Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza e leader dell’estrema destra, li ha definiti «criminali che hanno oltrepassato una linea rossa». Un’ammissione significativa, che rivela quanto la situazione stia sfuggendo di mano, anche per chi ha sempre sostenuto l’espansione degli insediamenti.




