Coloni assaltano base militare israeliana, Netanyahu parla di "anarchici" mentre la Cisgiordania brucia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Beitel (Cisgiordania) – Quello che le autorità israeliane hanno definito «un piccolo incidente» si è rivelato, in realtà, l’ultimo capitolo di una spirale di violenza che sta scuotendo la Cisgiordania. Un centinaio di coloni hanno preso d’assalto la base della Brigata regionale Binyamin, prendendo di mira i soldati, vandalizzando veicoli militari e appiccando incendi. Le immagini diffuse sui social e persino dalle stesse Forze armate israeliane (IDF) mostrano una scena tutt’altro che tranquilla, nonostante i tentativi di sminuire l’accaduto.

Benjamin Netanyahu, che pure ha spesso difeso l’espansione degli insediamenti, questa volta non ha potuto fare a meno di condannare l’episodio, definendo i responsabili «anarchici» e le loro azioni «intollerabili». Una presa di posizione che suona come un’ammissione: la violenza dei coloni, ormai sanzionata sia dagli Stati Uniti che dall’Unione europea, sta sfuggendo di mano anche al governo israeliano. Persino Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza e leader dell’estrema destra, ha parlato di «criminali che hanno oltrepassato una linea rossa».

Ma le tensioni non si limitano agli scontri tra coloni e militari. Da gennaio, le forze israeliane hanno demolito oltre mille abitazioni palestinesi nei campi profughi di Jenin, Tulkarem e Nur Shams, nell’ambito dell’operazione "Muro di Ferro". Un’offensiva che ha trasformato la Cisgiordania settentrionale in un campo di battaglia, alimentando ulteriormente il risentimento della popolazione locale.

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