Fuga da Gaza City sotto l’offensiva israeliana
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Redazione Esteri
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Migliaia di palestinesi, trasportando i pochi averi salvati dalla distruzione, continuano a riversarsi lungo la strada di Wadi Gaza in una fuga disperata dall’avanzata militare israeliana. L’esodo, che secondo le stime delle forze armate coinvolgerebbe ormai circa quattrocentomila persone, procede tra mezzi di fortuna stipati all’inverosimile, biciclette e lunghi tratti percorsi a piedi, in uno scenario di caos e terrore. L’operazione, definita “finale” da Israele, sta trasformando Gaza City in un teatro di guerra pressoché totale, con interi quartieri soggetti a un’intensità di bombardamenti – descritti dai medici sul campo come “raid a ogni ora” – che rende qualsiasi normalità, persino quella relativa di un conflitto, un ricordo lontano.
Le aree urbane di Zeitoun, Al-Tuffah, Tal al-Hawa e il campo profughi di Ash Shati figurano tra le più colpite, dove l’avanzata dei blindati è preceduta e accompagnata da un fuoco di artiglieria che, come evidenziano le analisi satellitari, ha già raso al suolo o danneggiato gravemente oltre millottocento edifici. L’esercito israeliano, impiegando un consistente dispiegamento di forze di terra, avrebbe ormai il controllo di circa il quaranta per cento della città, inclusi snodi strategici e punti nevralgici, mentre prosegue il sistematico smantellamento delle infrastrutture, comprese quelle scolastiche.
In questo contesto, le organizzazioni umanitarie come Medici senza frontiere tentano di resistere, “non in modo normale – come tiene a precisare la coordinatrice per le emergenze Esperanza Santos – perché nulla qui è normale”, ma cercando disperatamente di sostenere il personale sanitario locale e di garantire la continuità delle forniture mediche. Il loro appello, lanciato perché “il mondo si svegli”, si scontra con una realtà sul campo dove anche le vie di fuga si stanno progressivamente chiudendo.




