Genazzano, il Papa in affresco nel santuario: il bagno di folla per Leone XIV
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Redazione Interno
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Un lungo applauso e un paese intero in festa. Circa cinquemila persone, secondo la Protezione civile, hanno accolto lunedì 7 settembre Papa Leone XIV a Genazzano, nel Santuario della Madre del Buon Consiglio, dove il Pontefice è tornato per la seconda volta da quando è stato eletto al soglio di Pietro.
La visita, avvenuta alla vigilia della festa della Natività della Beata Vergine Maria, ha trasformato il borgo medievale in un tripudio di bandiere, cori e cartelli di benvenuto, con la banda comunale che ha intonato l'inno vaticano mentre il Pontefice percorreva le strade a bordo di una golf car.
Il legame profondo con la Madonna del Buon Consiglio
La devozione di Robert Francis Prevost per l'effigie mariana custodita nel santuario laziale affonda le radici nella sua giovinezza, quando da studente agostiniano a Roma, nei primi anni Ottanta, iniziò a frequentare il luogo sacro. Un rapporto che si è intensificato nel tempo, tanto che due giorni dopo l'elezione, il 10 maggio 2025, scelse Genazzano come meta della sua prima uscita pubblica dal Vaticano.
In quell'occasione scrisse nel libro delle firme: "Durante tutta la vita mi ha accompagnato con la sua presenza materna, con la sua saggezza e l'esempio del suo amore per il Figlio che è sempre il centro della mia fede".
Prima della celebrazione eucaristica, il Papa si è raccolto in ginocchio davanti all'antica immagine della Madre del Buon Consiglio, che secondo la tradizione sarebbe giunta miracolosamente da Scutari, in Albania, il 25 aprile 1467, portata dagli angeli mentre l'icona si staccava dalla parete di una chiesa per sfuggire all'occupazione ottomana.
Un legame, quello tra il santuario e la terra albanese, rimasto vivo nei secoli tanto che i cattolici d'Oltre Adriatico venerano la Vergine con il titolo di Signora dell'Albania; a testimonianza di questo profondo vincolo, alla celebrazione ha concelebrato anche l'arcivescovo di Scutari-Pult, Giovanni Peragine.
L'omelia e la rosa d'oro per la Vergine
All'altare, Leone XIV ha deposto una rosa d'oro, un omaggio pontificio che richiama un gesto analogo compiuto nel lontano 1431 da Martino V, il Papa della famiglia Colonna nato proprio a Genazzano, la cui rosa andò poi perduta in epoca napoleonica.
Il dono, che presenta tre fronde e gli stemmi del Santuario, di Martino V, di Leone XIII e dello stesso Leone XIV, è stato definito dal rettore della basilica, padre Ludovico Maria Centra, come il suggello di "quell'amore che fin da giovane lei ha avuto e coltivato verso la nostra dolcissima Madre del Buon Consiglio".
Durante l'omelia, il Pontefice ha ripreso il tema della pace, esortando i fedeli a coltivarla interiormente perché possa poi germogliare nel mondo: "Vogliamo immaginare la pace – allargare i confini della comprensione e dipingercela nell'anima – per riconoscere che già esiste, per accoglierla e servirla". "Lasciamo crescere la pace in noi. Germoglierà nel mondo.
E la Madre del Buon Consiglio ci accompagnerà in questa missione", ha affermato, citando anche le parole di san Tommaso da Villanova sulla "marginalità di Maria, resa centrale nell'economia della salvezza".
L'affresco tra i Pontefici pellegrini
Il momento più atteso è stato lo svelamento dell'affresco che ritrae Leone XIV in preghiera davanti all'icona della Madonna. L'opera, realizzata dall'incisore e pittore Marco Innocenzi, già restauratore del Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali Lignei dei Musei Vaticani, occupa l'ultimo spazio rimasto libero nella cappella della Vergine e si inserisce in una tradizione iconografica che conserva la memoria dei Pontefici che nei secoli hanno visitato il santuario.
La serie comprende Urbano VIII, che nel 1630 affidò alla Vergine l'Italia colpita dalla peste; Pio IX, pellegrino nel 1864; Giovanni XXIII, giunto nel 1959, e Giovanni Paolo II, che si recò a Genazzano il 22 aprile 1993 alla vigilia del suo viaggio apostolico in Albania.
Il ritratto, che mostra il Papa di profilo inginocchiato su un inginocchiatoio con lo stemma di Leone XIII, il Pontefice che nel 1903 elevò il Santuario a basilica romana minore, ha richiesto settimane di lavoro e una complessa progettazione prospettica per adattare la figura a circa cinque metri dal pavimento. Innocenzi ha vissuto presso la comunità agostiniana durante la realizzazione dell'opera, dipinta con la tecnica tradizionale che prevede la stesura di dodici porzioni di intonaco in altrettante giornate.
Alla cerimonia hanno preso parte anche la presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, suor Raffaella Petrini, e la direttrice dei Musei Vaticani Barbara Jatta.
La festa tra fede e tifo calcistico
Oltre ai momenti liturgici, la visita è stata caratterizzata da un clima di festa popolare che ha mescolato devozione e ironia. Tra i cartelli esposti dai fedeli, uno in particolare ha attirato l'attenzione per la sua richiesta decisamente terrena rivolta al Pontefice: "Papa Leone, ci facci la grazia di vincere questo scudetto". L'insolito appello, firmato con l'hashtag #DajeRomaDaje, testimonia il calore e il senso di appartenenza di una comunità che considera ormai Prevost uno di famiglia.
Al termine della Messa, il Papa ha ricevuto in dono dalla comunità agostiniana una reliquia del beato Stefano Bellesini, agostiniano che nel XIX secolo si prodigò per i poveri e i pellegrini a Genazzano, mentre il Pontefice ha ricambiato consegnando al rettore un calice a ricordo della visita. Dopo il saluto ai confratelli agostiniani nel vicino convento, Leone XIV ha lasciato il paese, mentre in piazza rimaneva l'eco di un pomeriggio che ha segnato un ulteriore capitolo del profondo legame tra il Papa agostiniano e il santuario laziale.
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