Papa Francesco domanda indagini su presunto genocidio a Gaza
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Redazione Interno
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Esattamente un anno fa, dieci familiari di palestinesi di Gaza, sia cristiani che musulmani, lasciavano Santa Marta dopo un incontro con Papa Francesco. Alla stampa, riferirono che il Pontefice aveva parlato loro di "genocidio". Tuttavia, Matteo Bruni, portavoce della Sala Stampa della Santa Sede, smentì prontamente, affermando che il Papa non aveva utilizzato tale termine, ma aveva descritto la situazione a Gaza con parole che comunque rappresentavano la terribile realtà vissuta.
Oggi, Papa Francesco, nel suo nuovo libro "La speranza non delude mai. Pellegrini verso un mondo migliore", ha ribadito la necessità di indagare se quanto sta accadendo a Gaza possa essere definito genocidio. Secondo alcuni esperti, gli eventi in corso presentano caratteristiche che potrebbero rientrare nella definizione tecnica di genocidio formulata da giuristi e organismi internazionali. Il Pontefice ha sottolineato l'importanza di un'indagine accurata per determinare se tali eventi possano essere classificati come genocidio.
Le reazioni alle dichiarazioni del Papa sono state ambivalenti. Ariel Muzicant, capo della Comunità ebraica europea, ha espresso sorpresa e disappunto, definendo le affermazioni del Pontefice un insulto. Muzicant ha sostenuto che accusare Israele di voler sterminare i palestinesi di Gaza è falso e ha criticato le anticipazioni del libro pubblicate da La Stampa.
Anche Daniele Nahum, consigliere comunale milanese ed ex vice presidente della Comunità ebraica locale, ha espresso stupore per le parole del Papa. Nahum ha ricordato che l'ONU ha ridimensionato il numero di morti a Gaza e ha sottolineato che il termine "massacro" è diverso da "genocidio".




