Il termometro impazzito: sulla Pianura Padana 23 gradi, ma il freddo siberiano è già alle porte
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Redazione Interno
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Ci troviamo proprio nel culmine del cambio di stagione, e vale la pena fare una rapida panoramica per capire cosa stia accadendo su scala europea, dove l’atmosfera sembra essersi letteralmente spezzata in due. Nel pomeriggio di venerdì 10 aprile, sulla Pianura Padana occidentale si registrano ancora temperature massime superiori ai 20°C, con punte di 23°C e oltre in Piemonte; quella stessa regione, ironia della sorte, si prepara a ricevere il maltempo nella giornata di lunedì, con neve attesa a quote insolitamente basse per questo periodo dell’anno. A fare da contraltare, un’Europa a due velocità: se Montpellier, in Francia, ha sfiorato i 30°C, città come Praga hanno assistito a episodi di nevischio, segno evidente di una massa d’aria gelida che ristagna sull’Est Europa pronta a varcare le Alpi.
L’addio all’estate di San Pietro e l’assalto dell’aria fredda
Dopo giornate caratterizzate da temperature quasi estive, con picchi fino a 28-29°C che avevano illuso molti italiani, una nuova fase più instabile è pronta a farsi strada riportando il clima su valori più consoni al periodo – se non addirittura inferiori alle medie. Il cambio più radicale, secondo le previsioni, si manifesterà a partire dalla serata di domenica 12 aprile e, soprattutto, in avvio della prossima settimana. Lorenzo Tedici, meteorologo de iLMeteo.it, spiega che il quadro meteorologico comincerà a peggiorare a causa della convergenza di due diversi sistemi: una perturbazione di origine atlantica che scivola da ovest e un vortice ciclonico proveniente dal Mediterraneo, la cui interazione favorirà un aumento della nuvolosità, in particolare sui versanti occidentali del nostro Paese.
Il meccanismo della “tempesta perfetta” climatica
A rendere questo evento particolarmente interessante per gli addetti ai lavori è la dinamica che sta alla base di questo ribaltone termico. La causa profonda va ricercata in quella che gli esperti definiscono Amplificazione Artica: il Polo Nord, scaldandosi tre volte più velocemente del resto del pianeta, riduce la differenza di temperatura con le regioni subtropicali, indebolendo la corrente a getto che diventa lenta e sinuosa. Questa configurazione, tecnicamente nota come blocco atmosferico, ha permesso a una massa d’aria fredda di provenienza siberiana – rimasta intrappolata sul continente euroasiatico – di trovare una via di fuga verso ovest, puntando dritta verso il Mediterraneo. Nonostante il tepore recente, le notti restano comunque lunghe e le acque dei nostri mari sono ancora fredde (tra i 14 e i 16°C), un fattore che, se da un lato attenua la forza dell’irruzione gelida, dall’altro alimenta l’instabilità rendendo le precipitazioni più intense e localmente nevose anche a quote collinari.
Zone più colpite e l’effetto “muro” appenninico
Le proiezioni degli ultimi giorni, sebbene mostrino un leggero ridimensionamento del fenomeno rispetto alle prime ipotesi di gelo intenso su larga scala, delineano con chiarezza le aree che subiranno lo choc termico maggiore. L’onda gelida agirà principalmente lungo le regioni del versante adriatico a partire dalla serata di venerdì 10, proseguendo poi la sua marcia verso la Grecia durante la giornata di sabato 11. Sul fronte opposto, il Piemonte e l’Alta Toscana si preparano a ricevere la parte più umida e instabile del vortice, con il rischio concreto di nevicate che, seppur non abbondanti in pianura, potrebbero cadere a quote molto basse sui rilievi appenninici. Si tornerà a indossare il cappotto, insomma, non per un semplice colpo di vento, ma per un vero e proprio assaggio d’inverno in pieno cuore della primavera.




