Gas e petrolio, i mercati energetici chiudono un anno di ribassi record
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Redazione Economia
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Le quotazioni dei futures con consegna a febbraio, il parametro di riferimento per i contratti a breve termine sul mercato continentale, hanno mostrato movimenti contenuti, attestandosi su valori prossimi ai 28 euro al megawattora sulla piazza di Amsterdam. Questa relativa calma, che caratterizza ormai da settimane l'andamento dei listini, è sostenuta non solo dalle importazioni via nave, ma anche da forniture pipeline costanti, come quelle provenienti dalla Norvegia, le quali hanno offerto un apporto fondamentale per il bilanciamento della domanda. Si è creato, dunque, un quadro di offerta diversificata e resiliente, capace di assorbire le oscillazioni senza generare quelle impennate speculative che avevano segnato gli anni passati.
Scenario profondamente negativo, invece, per il mercato del greggio, il quale si avvia a registrare il terzo anno consecutivo in calo, una serie di perdite mai vista prima nella storia del Brent. Nonostante le sedute di fine dicembre abbiano mostrato una certa fiacchezza degli scambi con movimenti quasi impercettibili, l'analisi tecnica del medio periodo ratifica una tendenza ribassista strutturale, con il barile che ha perso oltre il 15% del suo valore dall'inizio dell'anno. Le politiche produttive dell'OPEC+, le tensioni geopolitiche e l'applicazione di dazi commerciali più elevati da parte dell'amministrazione del presidente Trump non sono bastate a sostenere i prezzi, sopraffatti da un'offerta che ha sistematicamente superato la domanda globale.




