Il fischio e il rigore: la maledizione di Calhanoglu nel derby
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Redazione Sport
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C'è stato un momento, un attimo sospeso e carico di un'aspettativa quasi insostenibile, in cui il magma incandescente di San Siro si è improvvisamente raffreddato, e il volume assordante dello stadio è sceso fino a toccare lo zero assoluto: mentre Hakan Calhanoglu iniziava la sua rincorsa dal dischetto, nessuna delle due curve, in un silenzio innaturale, è riuscita a farsi sentire. Il peso della responsabilità che gravava sulle spalle del turco, nemico giurato del Diavolo per la sua travagliata storia, è parso a tutti immenso e, in un epilogo che il destino spesso dispettoso sembra aver scritto, il super specialista dei calci di rigore ha fallito nel momento più cruciale, regalando la gioia più pura ai suoi ex tifosi che lo insultavano dalla Sud e lasciando attoniti gli altri, i nerazzurri che da tempo lo avevano eletto a loro idolo incontrastato.
Il giorno dopo e il rumore delle spiegazioni
Il giorno dopo un Derby vinto dal Milan possiede una luce particolare, che illumina anche gli spiegoni dei santoni, i quali sanno sempre tutto e si affrettano a raccontare che, in realtà, la squadra avversaria sarebbe stata più forte, che è stata solo questione di fortuna, e che, con i portieri invertiti, l'esito sarebbe stato diametralmente opposto. Eppure, quei nettamente più forti, come vengono definiti da molti, hanno già perso un terzo delle partite disputate in questa stagione, un dato di fatto che stride con le narrazioni dominanti; eppure, il portiere costituisce una parte integrante della squadra, che secondo l'opinione comune sarebbe superiore in ogni reparto per i nerazzurri, ma se poi tutto si riducesse solamente a quell'ultimo uomo a difesa della porta, il discorso perderebbe di consistenza.
L'eco di un altro errore
Non è la prima volta che Calhanoglu, il cui rigore sbagliato ha negato il pareggio all'Inter, vive una simile amarezza, poiché la stessa sorte gli era già capitata esattamente un anno fa contro il Napoli. Anche in quella circostanza si trovò di fronte una pretendente al titolo, gli azzurri, che in seguito avrebbero mostrato i segni di una crisi, confermando come questi episodi assumano un peso specifico notevole all'interno di un campionato. Quella sconfitta, come l'ultima, viene ricordata non solo per il risultato, ma per la casualità e il significato che un singolo gesto tecnico, seppur fallito, può racchiudere in un contesto di così alta pressione.
Le occasioni e il corso della partita
Partendo da elementi di cronaca pura, che sono chiari a chiunque abbia osservato la partita, l'Inter avrebbe potuto anche vincere questo derby. Se fosse riuscita a segnare, forse sfruttando una delle numerose occasioni create nel primo tempo, la dinamica dell'incontro avrebbe preso una piega completamente diversa. Il Milan, costretto a rincorrere il pareggio, si sarebbe dovuto necessariamente sbilanciare, lasciando alle spalle quegli spazi che in seguito sono stati così ben difesi. La squadra nerazzurra, che come suo costume parte sempre con grande intensità, è andata vicinissima al vantaggio dopo appena tre minuti, con un bellissimo colpo di testa in tuffo di Thuram, il quale si è avvitato intorno a Gabbia con la stessa sinuosità del biscione che campeggia sul proprio stemma, trovando però sulla sua traiettoria Maignan, portiere decisivo fin dai primissimi istanti e pilastro della successiva resistenza rossonera.




