Calhanoglu, la maledizione del rigore nel derby che fa gioire il Milan

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C'è stato un momento, un attimo sospeso e carico di un significato che andava ben oltre il semplice esito di una partita, in cui il magma incandescente di San Siro si è improvvisamente raffreddato. Il volume dello stadio, di solito assordante, è sceso fino a toccare lo zero assoluto, con le curve di entrambe le fazioni stranamente in silenzio, mentre Hakan Calhanoglu iniziava la sua rincorsa dal dischetto. Il peso della responsabilità sulle spalle del turco, un tempo idolo della parte rossonera e ora nemico giurato, è apparso a tutti come un macigno, un fardello quasi tangibile che ha finito per condizionare il gesto tecnico. Il destino, spesso dispettoso in queste circostanze, si è accanito proprio contro colui che è considerato il super specialista della squadra, regalando la gioia più pura ai suoi ex tifosi, che lo insultavano dalla Sud, e lasciando attoniti e increduli i nerazzurri, i quali da tempo lo avevano eletto a loro nume tutelare.

L'ombra di un errore già visto

Quello sbaglio, che ha consegnato la vittoria al Milan, non è un episodio isolato nella recente carriera del regista, bensì riecheggia un precedente altrettanto significativo e amaro. La sua ultima, cocente sconfitta personale dal dischetto, prima di questa nel derby, risaliva infatti a un anno fa, quando si presentò l'occasione contro il Napoli, altra pretendente al titolo che in quella serata mostrò i denti. In entrambi i casi, la posta in gioco era massima e l'avversario di altissimo profilo, elementi che sembrano aver contribuito a forgiare una sorta di piccola, ma pesante, maledizione statistica. Dei ventitré calci di rigore calciati in Serie A, soltanto due sono finiti fuori dalla porta: il primo contro gli azzurri e il secondo, quello più bruciante, nella stracittadina.

Un derby che l'Inter poteva guidare

Al di là dell'epilogo dal dischetto, la partita aveva mostrato un volto completamente diverso nelle fasi iniziali, con l'Inter che si è lanciata all'attacco con una determinazione tale da far pensare a un esito differente. Se una delle occasioni chiare del primo tempo, come il colpo di testa di Thuram dopo appena tre minuti, si fosse trasformata in gol, la dinamica della sfida avrebbe potuto prendere una piega opposta. Il Milan, costretto a inseguire il pareggio, si sarebbe dovuto necessariamente sbilanciare, aprendo varchi nella propria difesa che l'Inter, abile nel contrattacco, avrebbe potuto sfruttare. L'azione di Thuram, che si è avvitato intorno a Gabbia con l'agilità del biscione del proprio stemma, era stata però neutralizzata da un Maignan già decisivo e protagonista fin dai primi istanti.

Il ritorno del "Duca" e la solidità rossonera

Dall'altra parte, il Milan ha costruito la sua vittoria, seppur di misura, su una rinnovata solidità e su un ritorno particolarmente atteso. Adrien Rabiot, di nuovo a disposizione dopo un periodo di stop forzato, è tornato in campo dimostrando tutta la sua importanza per l'equilibrio della squadra, un elemento talmente cruciale da spingerlo a esultare sui propri canali social con un laconico ma efficace "Il Duca è tornato". La vittoria, ottenuta forse senza eccessivi fronzoli ma con grande concretezza, segna un potenziale spartiacque per la stagione dei rossoneri, i quali possono contare su un portiere come Maignan, la cui prestazione impone alla dirigenza di accelerare per il suo rinnovo contrattuale.

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