Trump in Scozia tra golf, proteste e l’ossessione per le pale eoliche
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Redazione Esteri
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Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, è atterrato in Scozia venerdì scorso con un seguito imponente – due dozzine di veicoli tra guardie del corpo e mezzi di sicurezza – diretto verso Turnberry, la località che ospita uno dei suoi resort golfistici. L’arrivo, scandito da un dispiegamento di forze dell’ordine e ambulanze, ha confermato lo stile iperprotetto che ormai accompagna ogni suo spostamento. Ma mentre lui si dedicava alle sue passioni, il Paese gli rispondeva con manifestazioni di dissenso.
Sabato, tra una buca e l’altra nel campo da golf acquistato dalla famiglia Trump nel 2014, il presidente ha ignorato le proteste divampate in diverse città. A Edimburgo, a un centinaio di chilometri di distanza, centinaia di persone si sono radunate davanti al consolato americano. Tra loro, Isabel Mather, una signora scozzese che ha brandito un cartello con su scritto: «Trump, tua madre si vergognerebbe di te». Un riferimento alle polemiche legate ai suoi presunti legami con Jeffrey Epstein, il finanziere accusato di traffico di minori.
Ma non sono solo le proteste a caratterizzare questa visita. Trump ha colto l’occasione per rilanciare una delle sue nuove crociate: la guerra alle pale eoliche. «Fermatele, rovinano la bellezza dei vostri Paesi», ha dichiarato appena sbarcato. Un’ossessione che, sebbene non nuova nell’ambiente conservatore americano, sta guadagnando sempre più spazio nel dibattito politico, influenzando anche le destre europee. La sua avversione verso le energie rinnovabili risale a anni fa, ma oggi sembra trovare nuova linfa, trasformandosi in un cavallo di battaglia per i suoi sostenitori più radicali.




