Trump in Scozia tra golf, proteste e la crociata contro le pale eoliche
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Redazione Esteri
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Donald Trump è atterrato a Turnberry venerdì scorso, scortato da un imponente dispiegamento di sicurezza – oltre due dozzine di veicoli, oltre a polizia e ambulanze – per una visita di quattro giorni nei suoi resort di lusso. Mentre il presidente statunitense si dedicava ai campi da golf, affiancato dal figlio e omaggiando la madre con un green a lei intitolato, centinaia di manifestanti invadevano le strade della Scozia, agitando bandiere palestinesi e chiedendo la fine dell’assedio alla Striscia di Gaza.
La protesta, riportata da The Independent, non ha però distolto Trump dai suoi obiettivi: oltre a consolidare gli affari legati al golf, ha rilanciato la sua battaglia contro le energie rinnovabili. «Fermate le pale eoliche, rovinano la bellezza dei vostri Paesi», ha dichiarato appena sbarcato, trasformando i mulini a vento nel nuovo capro espiatorio del movimento Maga. Un’ossessione che, sebbene radicata da anni nell’ala più conservatrice dei Repubblicani, sta guadagnando sempre più spazio nel dibattito pubblico, con i partiti di ultradestra europei pronti a seguirne l’esempio.
L’operazione sicurezza attorno alla sua visita – la più imponente dai funerali della regina Elisabetta – ha incluso il blocco di strade e l’impiego di agenti supplementari provenienti da Inghilterra e Galles. Tra le dune e i gabbiani del suo resort, Trump ha rinnovato le critiche agli aerogeneratori, definendoli «una minaccia per il paesaggio europeo», mentre fuori dai cancelli infuriavano le contestazioni.




