Milano, saracinesche abbassate nel quadrilatero della moda dopo il weekend di disordini
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Redazione Interno
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Il centro di Milano ha ritrovato una parvenza di calma, ma non la normalità. Turisti e residenti tornano a camminare per piazza Duomo e corso Vittorio Emanuele, mentre a ogni angolo il dispiegamento di forze dell'ordine racconta cosa è successo nel fine settimana: agenti della Polizia, carabinieri, militari dell'Esercito, guardia di finanza e polizia municipale presidiano le strade e controllano i documenti dei gruppi di ragazzi, verificando che non portino armi.
Nel pomeriggio, in piazza Duomo, i carabinieri hanno bloccato un gruppo di giovani accompagnandoli alla stazione mobile dell'Arma per l'identificazione, dopo che alcuni gruppi legati alle proteste dei giorni precedenti si erano dati appuntamento sui social.
Le grandi firme chiudono i battenti
A destare preoccupazione non è soltanto l'ordine pubblico, ma anche il tessuto commerciale del cuore cittadino. Le grandi firme del «Quadrilatero della moda» e non solo hanno scelto di abbassare le serrande per timore di nuovi episodi simili a quelli di sabato e domenica, quando persone incappucciate, in gran parte giovanissime, hanno spaccato vetrine e saccheggiato negozi.
In Galleria Vittorio Emanuele II i negozi erano chiusi già nel pomeriggio, con addetti timorosi che scrutavano l'esterno da dietro le vetrine; in via Montenapoleone hanno chiuso diversi marchi, tra cui Chanel, Hermès e Pomellato, mentre in via Monti Goyard ha affisso un cartello per informare la clientela che, «date le manifestazioni, rimarremo chiusi».
La conta dei danni e le disdette
Il conto delle devastazioni è già salato. Secondo quanto riferito da Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano, si è passati dai circa 500.000 euro stimati nella mattinata di domenica a un milione di euro, ma il problema più grave riguarda il mancato incasso delle attività costrette a chiudere e le disdette che iniziano ad arrivare, soprattutto da parte di turisti stranieri, con ripercussioni su ristoranti e hotel.
A questo si aggiunge il danno di immagine per la città, un aspetto che gli operatori del settore considerano difficile da quantificare ma altrettanto pesante.
Il vertice a Palazzo Chigi e le misure allo studio
Sul fronte politico, il governo valuta una «risposta ferma» dello Stato. Nel vertice presieduto a Palazzo Chigi dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è discusso dello strumento legislativo da utilizzare per mettere nero su bianco le misure, senza escludere un decreto legge da proporre in tempi rapidi al Consiglio dei ministri.
Tra le ipotesi sul tavolo figurano l'estensione del fermo preventivo anche ai minorenni, il divieto di aggregazione per chi si rende responsabile di violenze di gruppo e l'introduzione del reato di danneggiamento di gruppo, con la possibilità di ricorrere all'arresto differito. Nel fine settimana, secondo il bilancio del Dipartimento di Pubblica sicurezza, sono state 271 le persone accompagnate in questura, delle quali 220 minorenni, con 32 arresti e 28 denunciati; quattordici operatori sono rimasti feriti.
Le voci dei commercianti tra paura e rabbia
Dietro le saracinesche abbassate resta la paura. Un ambulante di via Torino, parlando a microfoni spenti, ha spiegato di non voler essere riconosciuto: «Questi mi riconoscono e poi vengono qua». Gli addetti di un negozio a poche decine di metri dal Duomo hanno raccontato di aver fatto entrare persone in fuga e di aver abbassato la saracinesca, aspettando in una quarantina dentro l'esercizio.
C'è anche chi invoca pene esemplari, come il titolare di una panineria tra le vie centrali, secondo cui i fermati dovrebbero essere messi a riparare i danni e a lavorare nelle attività che hanno spaccato.
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