Congo, allarme Ebola su un battello alle porte di Kinshasa: scattano i cordoni sanitari

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Le autorità sanitarie della Repubblica Democratica del Congo hanno bloccato un battello di linea con oltre duecento passeggeri a bordo nei pressi di Kinshasa, dopo la segnalazione della morte per sospetta Ebola di un viaggiatore che aveva recentemente lasciato l'imbarcazione. L'episodio, verificatosi a circa sessantacinque chilometri dal centro della capitale, ha innescato un'operazione di controllo senza precedenti lungo le vie fluviali che collegano le province orientali, flagellate dall'epidemia, al cuore pulsante del Paese.

L'allarme sul fiume e la risposta delle autorità

L'alert è scattato quando un passeggero, che aveva lasciato il battello nella zona sanitaria di Pimu, nella provincia di Mongala, ha cominciato a manifestare sintomi riconducibili al virus, tra cui febbre e diarrea, per poi decedere in una struttura sanitaria locale. Il ministro della Salute, Roger Kamba, ha spiegato che le autorità hanno seguito la rotta dell'imbarcazione, risalendo il fiume fino a intercettarla prima che potesse attraccare nel porto di Bende-Bende, nella periferia est di Kinshasa.

Sul posto è stato istituito un cordone sanitario e di sicurezza, mentre un laboratorio mobile ha avviato i test su tutti i membri dell'equipaggio e sui passeggeri ancora a bordo, per scongiurare il rischio che il virus potesse varcare le porte della metropoli di quasi venti milioni di abitanti, finora risparmiata dall'epidemia.

L'epidemia da Bundibugyo e la sfida ai vaccini

L'attenzione degli esperti è concentrata sul ceppo Bundibugyo, responsabile dell'attuale focolaio che ha già superato i quattromila casi confermati e i milleottocento decessi, rendendo questa la più grande epidemia mai registrata nella storia del Paese e la seconda a livello globale.

A differenza del più noto ceppo Zaire, per il quale esistono vaccini e terapie consolidate, per il Bundibugyo non esiste al momento un vaccino specifico approvato; questo ha spinto le autorità sanitarie, tra cui l'Africa CDC e l'Organizzazione Mondiale della Sanità, a considerare l'impiego esteso del vaccino Ervebo, sviluppato per lo Zaire, come misura cautelativa in attesa di studi più approfonditi.

La velocità di propagazione e le criticità nella risposta

La rapidità di diffusione del virus continua a preoccupare gli operatori umanitari, che descrivono la situazione nell'est del Congo come "più critica che mai", con un tasso di crescita che non accenna a rallentare e che ha già superato le mille unità in poco più di un mese dalla dichiarazione ufficiale dell'emergenza.

Il direttore generale dell'Africa CDC, Jean Kaseya, ha sottolineato come il punto debole della risposta risieda non tanto nella mancanza di fondi, quanto nella difficoltà di coinvolgere attivamente le comunità colpite, un elemento essenziale per interrompere le catene di trasmissione del contagio.

In questo contesto, l'arrivo del battello alle porte di Kinshasa rappresenta un campanello d'allarme concreto per le autorità, che temono una possibile urbanizzazione del virus attraverso le rotte fluviali, snodi vitali per gli spostamenti di merci e persone in una regione già fortemente provata da conflitti e instabilità.

Monitoraggio e misure di contenimento

La risposta all'emergenza si sta concentrando sul rafforzamento della sorveglianza epidemiologica e sul tracciamento dei contatti, con le squadre sanitarie impegnate a risalire la catena di contagio a partire dai casi sospetti identificati sul battello. Le autorità locali hanno fatto appello alla calma tra i residenti di Kinshasa, ribadendo che al momento non è stato confermato alcun caso nella capitale e che le misure di isolamento sono state attuate a titolo prettamente precauzionale.

L'intervento ha coinciso con una riunione di alto livello presieduta dal presidente Félix Tshisekedi, alla quale hanno preso parte i vertici delle principali agenzie sanitarie internazionali, per definire le strategie di contenimento e rafforzare la protezione degli operatori sanitari, esposti a un rischio elevato e spesso vittime di episodi di diffidenza e violenza nelle zone di conflitto.

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