Sivert Bakken, la federazione norvegese sulla maschera ipossica: "Non conosciamo le circostanze"
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Redazione Sport
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La federazione norvegese di biathlon, in un comunicato rilasciato a poche ore dalla scioccante notizia, ha dichiarato di non conoscere le circostanze relative all'utilizzo della maschera per l'ossigeno, rinvenuta sul volto di Sivert Bakken al momento del ritrovamento. Il corpo dell'atleta ventisettenne è stato scoperto nella sua camera d'albergo al Passo di Lavazé, in Trentino, dove si trovava per un periodo di allenamento in vista delle imminenti gare invernali, assieme ad alcuni compagni di squadra, tra i quali figurava anche il leader della classifica di Coppa del Mondo. La morte, giunta in un momento di riposo tra una sessione di preparazione e l'altra, ha colpito profondamente l'intero ambiente dello sport invernale, lasciando nello sbigottimento colleghi e allenatori, alcuni dei quali, come l'azzurro Tommaso Giacomel, avrebbero dovuto tornare sulla neve proprio con lui in quella stessa giornata.
Il dispositivo e le domande aperte
Quella maschera ipossica, denominata tecnicamente "Elevation Training Mask" e destinata – secondo le indicazioni dei produttori – a simulare gli effetti dell'alta quota riducendo anche drasticamente l'apporto di ossigeno per potenziare, in teoria, la capacità respiratoria e la resistenza, costituisce oggi il centro delle indagini. La federazione nordica, nel ribadire il proprio sostegno alla famiglia e il profondo cordoglio, ha sottolineato come la tragicità dell'evento sollevi interrogativi ancora privi di una risposta, demandando ogni valutazione tecnica e medica alle autorità competenti. Si tratta di un dispositivo la cui diffusione è cresciuta negli ultimi anni in diversi ambiti sportivi, promosso per i suoi presunti benefici nell'allenamento in condizioni di ipossia, sebbene il suo impiego, specie senza un controllo medico costante, possa presentare dei rischi, alcuni dei quali ancora non del tutto chiariti dalla letteratura scientifica.
Il percorso dell'inchiesta
Le prime determinanti risposte, come annunciato dalla federazione stessa, dovranno necessariamente arrivare dall'autopsia che sarà eseguita in Italia nei prossimi giorni, nonostante il periodo delle festività natalizie. La procura competente ha già avviato le proprie indagini, coordinate dai carabinieri, per accertare con precisione la dinamica e le cause del decesso. La nota ufficiale proveniente dalla Norvegia ha voluto specificare, in maniera netta, che soltanto la polizia e le autorità forensi italiane saranno legittimate a stabilire la sequenza degli eventi, circoscrivendo così ogni possibile speculazione sulle condizioni di salute dell'atleta o sulle modalità di impiego dell'attrezzatura. Una premessa, questa, che mira a tutelare sia il percorso giudiziario sia la memoria del giovane campione.
Un caso senza precedenti
La scomparsa improvvisa di un atleta d'élite, soggetto di norma a monitoraggi clinici regolari e approfonditi, rappresenta sempre un evento drammatico e statisticamente raro, dietro al quale possono celarsi patologie cardiache non sempre identificabili anche con esami sofisticati. A rendere peculiare il caso di Bakken, tuttavia, è proprio il ritrovamento con quel particolare dispositivo sul volto, un dettaglio che non ha precedenti nella cronaca recente dello sport agonistico di alto livello. La maschera, che agisce modificando artificialmente le condizioni di respirazione per creare uno stress allenante, è al centro delle valutazioni dei periti, chiamati a discernere se e in che misura il suo utilizzo abbia potuto interagire con le condizioni fisiche del biatleta in quel preciso momento, in assenza di supervisione.




