Lutto nel biathlon: a 27 anni muore in Trentino il norvegese Sivert Guttorm Bakken
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Redazione Sport
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Un evento luttuoso, che colpisce nel periodo tradizionalmente dedicato alla tregua invernale, ha spezzato l’apparente quiete del ritiro della squadra nazionale norvegese a Passo Lavazè, in val di Fiemme. Sivert Guttorm Bakken, atleta di ventisette anni che solo pochi giorni fa si era messo in luce con un quinto posto nella sprint di Coppa del Mondo in Francia, è stato trovato esanime nella sua camera d’albergo da alcuni compagni, allarmati dalla sua assenza all’appuntamento per la colazione. La dinamica, per come è stata ricostruita dagli inquirenti, parla di un malore improvviso, che ha stroncato la giovane vita del biatletta nel luogo stesso del suo riposo, non lontano da Tesero, località che si appresta a ospitare i Giochi olimpici.
La carriera e l'ombra dei precedenti problemi di salute
Bakken, le cui potenzialità erano state confermate quest’anno anche da un quarto posto nell’individuale di Oestersund, conosceva già il peso di uno stop imposto dalla salute. Nel 2022, infatti, la sua attività agonistica era stata bruscamente interrotta – per un paio d’anni – a causa di una pericardite, un’infiammazione del pericardio che aveva costretto tutti, medici e allenatori, a una cautela estrema. Il suo ritorno alle gare, culminato con i recenti piazzamenti di rilievo, sembrava aver definitivamente archiviato quel capitolo difficile, rendendo il dramma odierno ancora più inatteso e amaro per chi, dal di dentro, lo aveva visto lottare per riconquistare i suoi spazi.
Le indagini e lo shock nel mondo dello sport
Sul posto, oltre ai soccorsi giunti ormai inutilmente, sono immediatamente intervenuti i carabinieri per i rilievi di legge, mentre la magistratura ha avviato le consuete indagini per accertare le precise cause del decesso, un iter che – com’è prassi in simili circostanze – procederà parallelamente alla vicenda umana. La notizia, come un’onda d’urto, ha travolto l’ambiente del biathlon, dove il giovane norvegese era una figura nota e stimata, capace di diversi podi nella massima competizione internazionale. L’emozione, del resto, ha scavalcato i confini nazionali, toccando da vicino anche gli atleti di altre squadre, che con lui condividevano gli spazi di gara e di preparazione.
Un futuro già scritto e improvvisamente cancellato
Tra i molti messaggi di cordoglio, quello del collega italiano Tommaso Giacomel ha restituito, senza filtri, la dimensione personale di una perdita che appare insensata: i due, infatti, avevano progetti comuni per le imminenti festività. La scomparsa di Bakken, oltre a privare il circuito di un protagonista, getta una luce cruda sulla precarietà che a volte si annida anche nella vita di atleti giovani e forti, interrompendo traiettorie che sembravano ormai solide e promettenti, come quella che lui stava disegnando in questa stagione. Il suo nome, da oggi, rimarrà legato non solo ai risultati sportivi, ma a un mistero clinico che le autorità competenti dovranno ora pazientemente dipanare.




