Tim, il cda accoglie con favore il rilancio di Poste: adesioni all'Opas salgono al 7,15%
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Redazione Economia
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Il consiglio di amministrazione di Telecom Italia ha preso atto del comunicato diffuso da Poste Italiane lo scorso 7 settembre, con cui l'offerente ha annunciato l'aumento del corrispettivo dell'offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria sulle azioni ordinarie del gruppo tlc e la rinuncia alla cosiddetta condizione soglia, quella che subordinava l'efficacia dell'operazione al raggiungimento di almeno il 66,67% dei diritti di voto esercitabili nelle assemblee della società guidata da Pietro Labriola.
Il board, riunitosi martedì 9 settembre, ha rilevato con favore il miglioramento della componente cash, riconosciuta attraverso un importo aggiuntivo di 0,30 euro per ciascuna azione ordinaria portata in adesione, e ha preso atto della decisione di Poste di acquistare comunque tutti i titoli conferiti, indipendentemente dal quantitativo finale raccolto.
Il rilancio e le nuove condizioni dell'offerta
Poste Italiane ha innalzato la parte in denaro da 1,67 a 1,97 euro per azione, confermando il rapporto di concambio di 0,218 azioni ordinarie di nuova emissione per ogni titolo Tim apportato. L'impegno economico aggiuntivo è quantificato in circa 512 milioni nel caso di adesioni pari al 100% del capitale oggetto dell'offerta, coperto da un contratto stipulato con il consorzio di banche guidato da Jp Morgan, Bnp Paribas, Deutsche Bank, Unicredit e Intesa Sanpaolo, che aveva già messo a disposizione 2,8 miliardi.
L'operazione, secondo quanto comunicato dalla società guidata da Matteo Del Fante, mantiene un impatto positivo sull'utile per azione a partire dal 2027, con stime di crescita a doppia cifra nel 2028, e una leva finanziaria pro-forma prevista a 1,5 volte a fine 2026. La rinuncia alla soglia minima comporta anche la riapertura dei termini di adesione dal 21 al 25 settembre, cinque sedute in cui chi non ha ancora conferito i propri titoli potrà farlo alle stesse condizioni, ferma restando la scadenza del primo periodo fissata per l'11 settembre alle ore 17:30.
Le adesioni e la quota già detenuta dall'offerente
Alla data del 9 settembre risultano presentate complessivamente 182.520.764 richieste, pari al 10,6965% degli strumenti oggetto dell'offerta, con un incremento rispetto al 6,1588% registrato due giorni prima, quando erano state portate in adesione 105.090.736 azioni. Il dato delle adesioni complessive, che comprende anche la quota già in mano all'offerente, si attesta al 7,15%. Poste detiene infatti il 20,104% del capitale di Tim, corrispondente a 429.363.990 azioni ordinarie post-raggruppamento, mentre l'offerta riguarda le restanti 1.706.361.829 azioni, ossia il 79,896% del capitale.
Va considerato che nelle offerte pubbliche di acquisto e scambio di questo tipo la parte più consistente delle adesioni si concentra fisiologicamente nelle ultime sedute, perché conferire in anticipo significa immobilizzare i titoli senza incassare nulla prima della data di pagamento. Nella giornata del 7 settembre erano arrivate 11,6 milioni di azioni, spinte anche dall'adesione dell'amministratore delegato di Tim e dei dirigenti con responsabilità strategiche.
Le parole di Del Fante e gli obiettivi dichiarati
L'amministratore delegato di Poste Italiane, intervenendo a un evento della Lega, ha spiegato che gli azionisti di Tim che salgono a bordo possono ridurre il rischio legato a un'eredità pesante di bilancio, tornare a percepire un dividendo e scommettere sul consolidamento europeo del settore delle telecomunicazioni.
Del Fante ha definito quella che nascerebbe dall'operazione una realtà con 5 miliardi di margini operativi, una capitalizzazione da 50 miliardi e 150mila dipendenti, descrivendola come un colosso non solo nazionale ma a livello europeo, in grado di sedersi al tavolo qualora si presentino opportunità di aggregazione fuori dall'Italia.
Il manager ha poi ricordato che sono più di cinque anni che Tim, per la necessità di fare investimenti e per il peso del debito, non era in condizione di remunerare i propri soci, mentre Poste ha sempre pagato dividendi e intende proseguire con una politica accrescitiva. Il corrispettivo dell'offerta era già stato ritenuto congruo dal consiglio di amministrazione di Tim lo scorso 18 luglio, quando il board aveva valutato positivamente il razionale e le prospettive industriali dell'operazione, considerandola coerente con il percorso strategico intrapreso dalla società.
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