Mirafiori, ottanta neoassunti entrano in fabbrica ma il miracolo deve ancora cominciare
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Redazione Economia
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Non è un sogno, né tantomeno uno slogan coniato in sede sindacale, eppure l’arrivo di ottanta giovani diplomati alle Carrozzerie di Mirafiori ha il sapore di un evento epocale: per la prima volta dopo una lunga sequenza di annunci di crisi e ricorsi alla cassa integrazione, lo stabilimento torinese di Stellantis torna ad assumere. Quegli ottanta, entrati in servizio lunedì diciassette febbraio, rappresentano solo l’avanguardia di un piano di reclutamento più ampio, destinato a portare entro la fine del mese altri centosessanta lavoratori e a chiudersi a marzo con una terza tranche, per un totale che supererà le quattrocentotrenta unità complessive tra Mirafiori e le altre strutture piemontesi del gruppo. La maggior parte di queste forze fresche, la cui età media si aggira attorno ai ventiquattro anni, andrà a innestarsi proprio nel reparto Carrozzerie, contribuendo a riequilibrare un’anzianità media che in quel comparto sfiora ormai i cinquantaquattro anni. L’operazione, va detto, è legata a doppio filo all’avvio produttivo della nuova Fiat 500 Hybrid, il modello che il management ha individuato come colonna portante per ridare volumi e respiro industriale a un impianto che ha sofferto più di altri la transizione verso l’elettrico e il calo degli ordini della versione a batteria -2-3.
Un primo passo che non cancella le macerie del passato
L’ingresso di queste ottanta persone, se da un lato restituisce un briciolo di speranza a un territorio segnato da decenni di declino manifatturiero, dall’altro non può nascondere le macerie su cui quel poco di ottimismo si regge. Il ricorso agli ammortizzatori sociali, che aveva messo in forse la continuità lavorativa di migliaia di dipendenti, sembra aver subito una battuta d’arresto, ma la sostanza dei contratti offerti ai nuovi arrivati merita un approfondimento: non si tratta, nella maggior parte dei casi, di assunzioni dirette e a tempo indeterminato, bensì di contratti in somministrazione, gestiti da agenzie interinali come Gi Group, Adecco, Manpower e Randstad. Una formula, questa, che garantisce flessibilità all’azienda ma lascia i giovani lavoratori in una condizione di precarietà, legata all’andamento delle vendite di un singolo modello, la 500 Hybrid, sulla quale Stellantis punta per saturare le linee produttive. La scelta stride, non poco, se paragonata alle politiche occupazionali annunciate dal gruppo in Francia, dove per gli stabilimenti transalpini si parla di millequattrocento posti a tempo indeterminato entro il duemilaventisei.
L’ibrido come ancora di salvezza in un mercato incerto
Alla base di questa timida ripartenza c’è una scommessa industriale precisa, che porta il nome di Fiat 500 Hybrid: un modello che assembla un motore termico a un piccolo supporto elettrico, pensato per intercettare quella fetta di mercato che ancora guarda con diffidenza alla mobilità completamente a batteria. La produzione, partita a metà novembre del duemilaventicinque, punta a superare le centomila unità annue a regime, con l’obiettivo dichiarato di riportare volumi sostenuti a Mirafiori e di ridurre drasticamente i periodi di fermo che hanno caratterizzato gli ultimi anni. L’amministratore delegato Antonio Filosa, del resto, aveva anticipato ai sindacati già in ottobre che l’avvio del secondo turno produttivo legato alla ibrida avrebbe richiesto nuove forze, quantificate in circa quattrocento persone. Numeri che, se contestualizzati, appaiono però una goccia nel mare di un impianto che ha visto uscire migliaia di lavoratori in questi anni, tra incentivazioni all’esodo e mancati rinnovi. I sindacati, pur accogliendo con cautela la notizia delle assunzioni, continuano a chiedere un secondo modello da assegnare allo stabilimento torinese, perché la sopravvivenza dell’intero polo non può dipendere esclusivamente dalle sorti di una citycar, per quanto iconica essa sia.
Il nodo della regolamentazione europea e le pressioni sul governo
Sullo sfondo di questa partita locale, che riguarda le vite di ottanta giovani e delle loro famiglie, si staglia un confronto ben più ampio che vede Stellantis contrapposta alle istituzioni europee. Filosa, nel corso degli incontri con le rappresentanze sindacali, non ha mai nascosto che l’impegno per rilanciare il sito torinese è strettamente connesso a una revisione delle norme Ue sulla transizione ecologica: il numero uno del gruppo ha più volte chiesto un sostegno corale per “gridare all’Europa che si sta sbagliando”, spingendo per il principio della neutralità tecnologica e per una moratoria sugli obiettivi troppo stringenti imposti ai costruttori. Una posizione che trova sponda in una parte del mondo politico e sindacale, convinto che senza un ammorbidimento delle regole sulle emissioni, qualsiasi piano industriale rischi di rimanere sulla carta. La pressione su Roma e Bruxelles, dunque, continua in parallelo all’ingresso dei nuovi assunti: da un lato si cerca di ripopolare i reparti, dall’altro si tenta di creare le condizioni perché quei reparti restino aperti e operativi nel medio periodo, in un equilibrio che appare ancora fragile e tutto da verificare.




