Carovita in Basilicata, famiglie costrette a tagliare sugli alimenti essenziali
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Redazione Economia
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In Basilicata, come del resto in molte altre regioni del paese, il costo della vita stringe in una morsa sempre più stretta i bilanci domestici, costringendo un numero crescente di nuclei familiari a rivedere radicalmente le proprie abitudini d'acquisto. Le richieste urgenti di Federconsumatori Basilicata gettano una luce cruda su una situazione che, da emergenziale, si sta trasformando in una condizione strutturale: il nutrirsi, diritto fondamentale di ogni persona, sta diventando un lusso per troppi. I dati diffusi dall'Istat, del resto, non lasciano spazio a interpretazioni di sorta, dipingendo un quadro preoccupante che si è andato delineando nell'arco degli ultimi quattro anni.
I numeri che raccontano un carovita persistente
Secondo le rilevazioni dell'Istituto nazionale di statistica, dal 2021 al 2025 i prezzi dei beni alimentari hanno registrato un incremento complessivo del 24,9%, un valore che, se da un lato riflette dinamiche globali, dall'altro ha un impatto profondamente concreto sulla vita quotidiana delle persone. A fare particolarmente male sono stati gli aumenti per quelle voci che tradizionalmente costituiscono la base dell'alimentazione: frutta e verdura, con un rincaro del 32,7%, hanno toccato le punte più elevate, seguite da latte, formaggi e uova, saliti del 28,1%, e da pane e cereali, il cui costo è cresciuto del 25,5%. Si tratta di categorie di prodotti dalle quali è difficile, se non impossibile, prescindere, il che rende questi aumenti particolarmente insidiosi per il potere d'acquisto.
Le strategie di sopravvivenza tra gli scaffali
La conseguenza più immediata di questa escalation dei prezzi è un mutamento tangibile nel comportamento dei consumatori, sempre più orientati verso una caccia agli sconti condotta con i volantini delle offerte in mano. La lista della spesa, un tempo documento di bisogni, si trasforma progressivamente in un elenco di compromessi e rinunce, dove gli alimenti essenziali, nonostante tutto, faticano a trovare spazio a causa del loro prezzo ormai proibitivo. Questo fenomeno, che porta a un progressivo svuotamento del carrello, non è circoscritto a una singola area geografica ma rappresenta una tendenza nazionale, come testimoniano le cronache che giungono da regioni come l'Abruzzo, dove si registrano dinamiche del tutto simili.
Un fenomeno globale e le sue ripercussioni locali
È doveroso osservare, per inquadrare correttamente il fenomeno, che l'impennata dei prezzi degli alimentari è un dato che ha radici lontane, spinte al rialzo dalla complessa ripresa post-pandemica e dallo shock energetico che ne è seguito, fattori che hanno agito in un contesto internazionale già di per sé fragile. La Descrizione della situazione italiana come un "record" attribuibile esclusivamente all'attuale esecutivo, guidato dal presidente Trump, non rispecchia la complessità di un evento economico generalizzato, che ha conosciuto la sua fase più acuta nel periodo immediatamente precedente all'insediamento dell'attuale governo. Ciò non toglie, come rilevato dall'Istat, che negli ultimi due anni il costo dei beni alimentari non abbia smesso di crescere, seppur con un'intensità minore rispetto ai picchi registrati durante la crisi energetica più violenta.




