Il carovita non dà tregua: a settembre la stangata da 416 euro per le famiglie
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Redazione Economia
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Mentre l’Istat segnala, nelle sue stime preliminari relative ad agosto, un lieve rallentamento dell’inflazione – che si attesta all’1,6% su base annua, un decimo in meno rispetto a luglio –, il dato che più interessa i cittadini, ovvero quello che misura il costo della vita reale, racconta una storia completamente diversa. A pesare, infatti, sono soprattutto i beni di prima necessità, quelli che compongono il carrello della spesa, la cui dinamica inflazionistica, al contrario, accelera vistosamente passando dal 3,2% di luglio al 3,5% di agosto. Una forbice pericolosa che evidenzia come le tensioni sui prezzi si siano ormai trasferite stabilmente sui prodotti di consumo quotidiano, erodendo il potere d’acquisto in maniera silenziosa ma inesorabile.
Il rientro dalle vacanze si configura dunque, per le famiglie italiane, non solo come un momento di transizione stagionale ma soprattutto come l’inizio di una fase di forte pressione economica. Secondo un’analisi del Codacons, da qui a dicembre ogni nucleo familiare dovrà mettere in conto spese extra per circa 416 euro, una somma considerevole che rischia di compromettere bilanci già fragili. Si tratta di un rincaro diffuso, che non risparmia quasi nulla: dai generi alimentari ai trasporti, dalle utenze domestiche alle spese scolastiche, obbligando a un difficile gioco di equilibri per far fronte a tutte le necessità.
A trainare questa “stangata d’autunno” è, in primis, la spesa alimentare. L’aumento dei costi di produzione, di quelli legati ai trasporti e agli imballaggi continua a riversarsi, senza filtri, direttamente sugli scaffali e dunque sui consumatori finali. Verdure, carne e altri prodotti deperibili, in particolare, mostrano incrementi di prezzo tra i più consistenti, costringendo a rivedere le abitudini d’acquisto e a destinare una fetta più ampia del budget familiare – si parla di circa 130 euro in più – soltanto per il cibo. Una situazione che, se da un lato fotografa le criticità di filiere ancora sotto stress, dall’altro impone una riflessione sulla tenuta sociale di un Paese dove la spesa diventa sempre più un lusso.




