Valentina Cavallar, controllo antidoping con la madre morta in casa
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Redazione Sport
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Valentina Cavallar ha denunciato di essere stata sottoposta a un controllo antidoping nella propria abitazione poche ore dopo la morte della madre, mentre il corpo della donna si trovava nella stanza accanto. La ciclista austriaca di 25 anni, professionista della SD Worx-Protime, ha raccontato l'episodio in un lungo messaggio pubblicato su Instagram, definendo quanto accaduto profondamente doloroso, fuori luogo e irrispettoso nei confronti della sua famiglia. Il controllo risale a settembre, durante uno dei momenti più difficili della sua vita.
La stagione interrotta e il dolore raccontato sui social
La vicenda è emersa dopo che l'atleta ha deciso di spiegare pubblicamente le ragioni della sua prolungata assenza dalle competizioni. Cavallar aveva concluso anticipatamente la stagione dopo il Tour de France Femmes, disputato in agosto, per motivi personali e familiari. Aveva scelto di stare vicino alla madre, le cui condizioni l'avevano portata ad allontanarsi dalle gare. Una decisione che inizialmente non aveva accompagnato con spiegazioni pubbliche, preferendo proteggere la propria vita privata in un periodo particolarmente delicato.
Nel messaggio, la ciclista racconta come il lutto abbia cambiato radicalmente il suo modo di considerare lo sport e i risultati agonistici. Traguardi, vittorie e successi, ai quali aveva dedicato gran parte delle proprie energie, hanno assunto un significato diverso di fronte alla perdita di una persona amata. L'atleta riflette soprattutto sul valore degli affetti, dei momenti trascorsi insieme e dei ricordi familiari, spiegando di aver compreso pienamente l'importanza di quei legami soltanto dopo essersi trovata ad affrontare la vita senza la mamma. Una riflessione personale che ha deciso di condividere nonostante la consueta riservatezza.
La denuncia sul rispetto degli atleti durante i controlli
Nel suo racconto, Cavallar precisa di non contestare il principio dei controlli antidoping né gli obblighi previsti per chi pratica sport professionistico. Sottolinea di aver sempre rispettato le proprie responsabilità e di considerare fondamentale la lotta contro il doping. La sua critica riguarda invece le circostanze nelle quali è stata effettuata la verifica. In quelle ore, spiega, non stava pensando alle competizioni o ai doveri legati alla carriera, ma stava affrontando il dolore immediato della perdita. «Ero una figlia che aveva appena perso sua madre», scrive, individuando proprio in quella condizione personale l'aspetto che avrebbe richiesto maggiore sensibilità.
L'episodio ha portato la professionista a sollevare una questione che riguarda il rapporto tra le procedure sportive e la vita privata degli atleti. Nel messaggio osserva che dietro ogni professionista esistono una famiglia, emozioni e difficoltà personali che non scompaiono per effetto degli impegni agonistici. Non chiede di rinunciare alla tutela della regolarità delle competizioni, ma richiama l'attenzione sulla necessità di considerare anche le circostanze umane nelle quali vengono applicate le regole. Il suo intervento termina con un appello a non dimenticare umanità, compassione e rispetto.
Dal canottaggio olimpico al ciclismo professionistico
Prima di dedicarsi alle corse su strada, Cavallar aveva costruito la propria carriera sportiva nel canottaggio, partecipando ai Giochi olimpici di Tokyo del 2021 nella specialità del doppio pesi leggeri. Il passaggio al ciclismo professionistico è arrivato nel 2024, segnando l'inizio di una nuova fase agonistica. Nella stagione 2026 è entrata nella formazione olandese SD Worx-Protime, con la quale ha sottoscritto un contratto valido fino al 2028. Tra i risultati ottenuti figura il nono posto nella classifica generale del Giro d'Italia femminile, disputato a giugno.
Il suo racconto ha ricevuto numerosi messaggi di vicinanza da parte di altre cicliste professioniste. Tra le colleghe intervenute sui social figurano Lotte Kopecky, Paula Blasi e Barbara Guarischi, che hanno manifestato solidarietà alla compagna dopo la pubblicazione della testimonianza.
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