Il Consiglio superiore dei lavori pubblici dà il via libera alle linee guida del Mit sulla gestione informativa digitale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’iter di consolidamento del Building Information Modeling negli appalti pubblici, un percorso avviato ormai da tempo e che ha trovato una tappa fondamentale nell’obbligo scattato il 1° gennaio 2025 per le opere di un certo respiro economico, registra ora un nuovo, significativo avanzamento. L’Assemblea generale del Consiglio superiore dei lavori pubblici, riunitasi il 20 febbraio 2026, ha infatti espresso il proprio parere favorevole in merito al documento messo a punto dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Si tratta delle tanto attese “Linee guida per la gestione informativa digitale per le stazioni appaltanti e gli enti concedenti”, un testo che si propone di fornire un indirizzo chiaro e operativo a tutte quelle amministrazioni chiamate a confrontarsi con la digitalizzazione dei processi costruttivi -1.

Queste linee guida, la cui genesi è da ricondursi al lavoro di un apposito Comitato scientifico e alla Commissione di monitoraggio sul Bim, non rappresentano certo un punto di arrivo, bensì uno strumento pensato per accompagnare la pubblica amministrazione in una fase di cambiamento epocale. L’obiettivo dichiarato, come si evince dai documenti, è quello di traghettare le stazioni appaltanti verso una piena e consapevole adozione dei sistemi informativi digitali, evitando peraltro la conversione forzata in Bim di quei progetti affidati prima della fatidica data del 1° gennaio 2025, e garantendo così una certa continuità operativa. Si punta, insomma, a innalzare la qualità progettuale, a comprimere i tempi della filiera e a mettere un freno al ricorso alle varianti in corso d’opera, da sempre una piaga del settore.

L’impianto normativo e le novità per gli enti concedenti

Per comprendere appieno la portata del provvedimento, occorre inquadrarlo nel solco tracciato dal codice dei contratti pubblici, il decreto legislativo 36 del 2023. È l’articolo 43, infatti, a sancire l’obbligatorietà dell’adozione di metodi e strumenti di gestione informativa digitale delle costruzioni – il Bim, per intenderci – per la progettazione e la realizzazione di opere pubbliche. Un obbligo che, come noto, è scattato all’inizio dello scorso anno per i lavori la cui stima presunta superi la soglia dei due milioni di euro, fatta salva la diversa disciplina per gli interventi su beni vincolati, per i quali si fa riferimento alla soglia di rilevanza europea -2. Le linee guida ora licenziate vanno proprio a dettagliare questo quadro, offrendo alle stazioni appaltanti – e non solo – quelle indicazioni pratiche che fino a oggi, in molti casi, erano state demandate all’iniziativa dei singoli enti o a prassi non sempre uniformi sul territorio nazionale.

Il testo approvato, e che sarà a breve pubblicato sul sito del ministero, si rivolge in particolare alle stazioni appaltanti e agli enti concedenti, chiamati a fare da traino per l’intero settore. L’obiettivo è duplice: da un lato, si vuole scongiurare il rischio che l’introduzione del Bim si traduca in un mero adempimento burocratico, dall’altro si mira a far sì che la gestione informativa digitale diventi una leva strategica per migliorare l’efficienza della spesa pubblica. Le linee guida, in questo senso, si raccordano con le attività della Commissione di monitoraggio Bim e del suo Comitato scientifico, garanti di un aggiornamento costante e di un confronto con le migliori esperienze a livello internazionale -3.

L’applicazione pratica e il rapporto con il correttivo al codice

Un aspetto di non poco conto, che le nuove disposizioni vanno a toccare, riguarda la gestione del periodo transitorio e il coordinamento con le modifiche introdotte dal cosiddetto correttivo al codice, il decreto legislativo 209 del 2024. Com’è noto, quel provvedimento ha ritoccato le soglie e introdotto alcune norme transitorie per i procedimenti già in essere, chiarendo, ad esempio, che per i progetti approvati prima del 31 dicembre 2024 non sussiste l’obbligo di essere convertiti in Bim. Le linee guida del Mit recepiscono e integrano queste indicazioni, fornendo agli uffici tecnici degli enti locali uno schema di riferimento per orientarsi tra le diverse casistiche: si pensi ai progetti di completamento di opere incompiute, o agli interventi su edifici esistenti laddove la progettazione originaria non fosse digitale -6.

La sfida, ora, è tutta sul fronte dell’implementazione. Se da un lato il legislatore ha posto le basi normative, dall’altro è sul piano operativo che si gioca la partita della qualità. Le amministrazioni sono chiamate a dotarsi non solo degli strumenti tecnologici, ma anche e soprattutto delle competenze necessarie per governare processi complessi come quelli legati agli ambienti di condivisione dei dati, gli ACDat. Le linee guida, in tal senso, rappresentano una bussola per evitare errori e uniformare il linguaggio tra i diversi attori della filiera, dai progettisti alle imprese, passando per i responsabili unici del procedimento. Un passo che, nelle intenzioni del ministero, dovrebbe contribuire a rendere più trasparente e competitivo l’intero sistema degli appalti.

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