Il ministro Crosetto, in vacanza a Dubai con la famiglia, bloccato dalla chiusura dello spazio aereo dopo gli attacchi in Iran

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La notte di fuoco in Medio Oriente, con gli Stati Uniti e Israele che hanno lanciato un attacco coordinato contro l’Iran e la successiva rappresaglia iraniana, ha avuto una conseguenza paradossale e immediata per il governo italiano: il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è rimasto bloccato a Dubai. Il titolare del dicastero di via XX Settembre, come riportato da una fonte vicina al ministero all'agenzia Reuters, si trovava negli Emirati Arabi Uniti per raggiungere i suoi familiari, partiti prima per una vacanza e da lui raggiunti nella giornata di venerdì con un volo di linea, un particolare, quest'ultimo, che ne sottolinea la natura privata dello spostamento. L'escalation militare, culminata con la chiusura dello spazio aereo in ampie zone del Golfo e la sospensione di centinaia di voli civili da parte di vettori come ITA Airways, che ha cancellato i collegamenti con Dubai almeno fino a domenica, lo ha di fatto imprigionato in quella che da vetrina del lusso si è trasformata in una trappola a un passo dal conflitto. Il suo rientro, previsto per il pomeriggio di sabato, è stato dunque rinviato a data da destinarsi, in attesa che la situazione si normalizzi e che si trovino le condizioni per un rientro in sicurezza che, data la sua carica, non può essere lasciato al caso.

Militari italiani al sicuro nei bunker, esercitazioni sospese nel Golfo

Se la posizione del ministro è emblematica dell'imprevedibilità della crisi, sul piano operativo la macchina della Difesa si è mossa con rapidità per mettere in sicurezza i circa mille soldati italiani dispiegati tra Iraq e Kuwait. Il cuore del contingente nazionale, come è noto, è suddiviso tra la base aerea di Ali Al Salem, in Kuwait, e quella di Erbil, nel Kurdistan iracheno, due realtà che si sono trovate improvvisamente nel raggio d'azione delle tensioni. Immediatamente dopo l'attacco congiunto di Usa e Israele e la conseguente risposta iraniana, che ha preso di mira anche obiettivi civili come l'isola artificiale Palm Jumeirah a Dubai dove si sarebbero udite delle esplosioni, è scattata la procedura di sicurezza. Le attività di addestramento e le esercitazioni programmate sono state sospese e i militari sono stati trasferiti nei bunker, seguendo quei protocolli che in situazioni di massima allerta impongono la protezione del personale prima di ogni altra cosa. Nessun ferito è stato registrato tra i connazionali in divisa, ma il livello di attenzione è rimasto altissimo per tutta la giornata.

L’assenza di comunicazione tra Roma e Washington e le ombre sulla regia dell’attacco

Oltre alla difficoltà oggettiva del momento, la vicenda getta una luce sinistra sui reali rapporti tra l’amministrazione Trump e il governo Meloni, un legame che la presidente del Consiglio aveva più volte descritto come "speciale" ma che, nei fatti, ha mostrato tutte le sue crepe. La Casa Bianca, infatti, non ha ritenuto di dover avvisare preventivamente la sua fedelissima alleata dell’imminente attacco, un’omissione che assume i contorni di uno smacco se si considera che Israele, invece, aveva avvertito con largo anticipo le proprie ambasciate nella regione, raccomandando loro di rimandare a casa il personale non essenziale. Un cortocircuito comunicativo che ha lasciato l’Italia non solo all’oscuro dei piani, ma anche con un ministro della Difesa bloccato, suo malgrado, in prima linea. I servizi segreti italiani, secondo le prime ricostruzioni, non sarebbero stati informati dello spostamento privato di Crosetto, un elemento che, se da un lato spiega la mancanza di particolari misure di sicurezza attorno alla sua figura, dall’altro riaccende i riflettori sui flussi informativi tra intelligence e vertici politici, specialmente in occasioni di viaggi in aree sensibili.

La raffica di attacchi e la linea politica del governo tra equilibri e omissioni

Mentre il ministro cercava di organizzare il suo rientro da Dubai, a Roma il governo si trovava a dover gestire una crisi diplomatica di proporzioni enormi, cercando un difficile equilibrio tra la fedeltà atlantica e la necessità di non apparire come un Paese bellicista agli occhi dell'opinione pubblica. L'attacco, che secondo le prime informazioni avrebbe preso di mira anche la guida suprema dell'Iran, Ali Khamenei, ha colto l'esecutivo in una posizione di sostanziale marginalità. La linea, trapelata da fonti di palazzo Chigi, era quella di "allentare le tensioni", un tentativo di non dissociarsi apertamente dall'azione di Trump e Netanyahu, ma al contempo di non intrupparsi nel gruppo dei favorevoli al blitz. Una posizione resa ancora più scomoda dalla necessità di garantire l'incolumità dei connazionali nell'area, che non si limitano ai soli militari: si contano infatti almeno un centinaio di italiani da evacuare, tra cui turisti e residenti che hanno vissuto ore di panico. Tra questi, un gruppo di 204 studenti in gita scolastica rimasti bloccati a Dubai -9 e cittadini come Ginevra Marmo, una giovane italiana ad Abu Dhabi che ha raccontato di aver visto i caccia e sentito le esplosioni mentre era in piscina, prima di essere fatta rientrare all'interno. Una guerra, insomma, che è arrivata all'improvviso in una tranquilla mattina, trasformando il paradiso del lusso in un set a cielo aperto della crisi, e mettendo a nudo tutte le contraddizioni di un governo che, nei fatti, è stato l'ultimo a sapere.

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